Una radio d’epoca, una vecchia bussola malfunzionante, un giocattolo di latta arrugginita, un antico carillon che non suona più… Gli oggetti sono testimoni silenziosi delle nostre vite: conservano storie, nascondono segreti, ci mettono in guardia sui pericoli futuri. Basilio ha un dono: può sentire quelle storie, penetrare quei segreti, scongiurare quei pericoli. Ha la responsabilità di restaurare non solo gli oggetti, ma soprattutto l’anima di persone che hanno subito un torto e cercano il riscatto attraverso la vendetta… (dal sito Rai e Albatross)

Mentre già si rincorrono voci sulla futura realizzazione, a maggio, di una seconda stagione di otto episodi, “Il restauratore” ha chiuso ieri il suo primo ciclo di sei puntate calamitando su Rai Uno circa 7milioni di telespettatori. In barba al Gf12 su Canale 5 – il papà dei reality, quello sì in necessità di restauro! – fermo a quota 4.200mila.

Un successo importante, quindi, che ha soddisfatto sia la Rai sia la produttrice Albatross.

“Il restauratore” vanta alcuni pregi: buona l’idea di rinverdire i fasti di “Medium” declinandoli in salsa romana, senza pecche la caratterizzazione dei personaggi principali, ottime le ambientazioni e la regia di Giorgio Capitani e Salvatore Basile, interessante il cast di supporto, a cominciare dalla sempre convincente Beatrice Fazi (da “Macao” a “Un medico in famiglia”) per proseguire con Paolo Calabresi, Marco Falagusta e Martina Colombari.

Ma c’è un ma. O forse più di uno.

Intanto, se è vero che Lando Buzzanca è spesso sinonimo di garanzia, è altrettanto chiaro che il ruolo di Basilio Corsi – ex  poliziotto finito in carcere per aver ucciso due rapinatori rei di averne freddato la consorte – non gli calzi così a pennello come, in precedenza, la parte di Federico Vivaldi in “Mio figlio” o i panni del nobile de “I vicerè”. Gli sguardi inebetiti in camera, le battute ridondanti e le espressioni compiacenti non hanno reso giustizia ad un attore capace di ben altri livelli recitativi.

Inoltre c’è da registrare la presenza di diversi figuranti speciali (il testimone, la fidanzata tradita, …) la cui prova, in alcuni casi addirittura doppiata, è risultata a dir poco imbarazzante.

Ci auguriamo quindi che, nell’ormai certa eventualità di una seconda stagione, “Il restauratore” possa contare su una maggiore attenzione nella scelta del cast artistico ed in una migliore costruzione del personaggio principale che possa farsi forte di una sceneggiatura più ricca ed articolata.

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