Sergio Bonelli (2/12/1932 – 26/9/2011)

Si è spento oggi, all’età di 79 anni, il papà di Zagor nonché fratello di Tex Willer.

Chi scrive ebbe il piacere e l’onore di intervistarlo undici anni fa. Fu un’intervista telefonica che ricordo ancora con estremo affetto per due motivi: perché fu una delle prime e perché il Signor Bonelli fu di una disponibilità e di una cortesia incredibili. Ed è con quello scambio di battute che rendo omaggio ad un grande italiano, responsabile di tanti pomeriggi spensierati per milioni di lettori che hanno amato e amano Dylan Dog, Nathan Never, Martin Mystere, Julia, Dampir,…

TeX contro DyD: intervista a Sergio Bonelli

Come ogni duello che si rispetti, è all’ultimo sangue. Lungo l’orizzonte si stagliano i profili dei due contendenti: il primo veste l’immancabile camicia gialla, il secondo quella altrettanto celebre color rosso acceso. E’ il momento di sparare.

Tex Willer fa fuoco. Dylan Dog, come sempre sprovvisto di pistola, deve attendere che il fido Groucho gli lanci la sua e si sa, in certe situazioni, anche le frazioni di secondo sono importanti…

Ogni mese nelle edicole italiane si verifica questa sfida tra le due principali testate della Sergio Bonelli Editore e da qualche tempo a finire per terra non è il virile pistolero ma l’affascinante indagatore dell’incubo che, anche solo per motivi anagrafici, teoricamente dovrebbe avere la meglio.

I due eroi infatti non hanno la stessa età: il primo, ideato da Gian Luigi Bonelli e da Galep, fece la sua comparsa nel 1948 e grazie ad un successo tanto ampio quanto inaspettato permise a Bonelli di fondare una delle case editrici italiane di fumetti più interessanti ed innovative; il secondo apparve in edicola a metà degli anni Ottanta divenendo un vero e proprio fenomeno di costume e superando nelle vendite il collega più anziano caparbiamente aggrappato ad una onorevolissima seconda posizione. Ebbene, da qualche tempo Tex è riuscito a riagguantare il rivale superandolo di circa 30mila copie. Per cercare di capire le ragioni del fenomeno, ci siamo rivolti a chi conosce entrambi i protagonisti di questa storia, Sergio Bonelli.

Tex, dopo anni di sudditanza, sorpassa Dylan Dog. Come mai?

Attualmente un fumetto è un successo quando vende 40-50mila copie. DYD e TEX si muovono entrambi sulle 240mila copie circa mensili, quindi stiamo sempre e comunque parlando di due fenomeni unici nella storia del fumetto italiano. C’è da dire però che ultimamente le vendite di entrambi sono calate moltissimo risultando praticamente dimezzate rispetto a 10 anni fa. Il sorpasso di Tex sul cosiddetto “indagatore dell’incubo” non è quindi un sorpasso in positivo: semplicemente, uno è sceso tantissimo e l’altro un po’ meno. Le motivazioni risiedono nel fatto che Dylan Dog ha rappresentato uno shock per un’intera generazione di lettori, un vero e proprio fenomeno di costume italiano. A lungo andare questo senso di novità, dovuto agli schemi narrativi e al fascino del personaggio ideato da Tiziano Sclavi, si è esaurito. Per il pubblico giovanile sono aumentate le distrazioni: tra videogiochi, possibilità di incontro, televisione,… esistono sempre meno quei momenti di “noia” che invogliavano alla lettura di un fumetto. Inoltre i giovani d’oggi perdono interesse più facilmente: come si stancano rapidamente dei loro idoli canterini, si stancano di un fumetto. Diciamo quindi che i giovani di DYD hanno mollato mentre i “vecchiotti” di Tex no.

Quindi i lettori di Tex sono i ragazzi di trent’anni fa?

In linea di massima, sì. Il segreto di Tex è questo: continua ad appassionare persone di una certa età, è in mano ad un pubblico non meno esigente ma meno capriccioso, più fedele, collezionista che, nel calo generale, ha “tenuto” più di altri. E questo mi pone una problematica: fino a che punto queste persone possono gradire i minimi cambiamenti che altri invece richiedono? Perché se è vero che Tex non ha un pubblico di sedicenni (e non mi illudo che lo abbia mai data la crisi dell’intero genere western), è anche vero che può interessare i venticinquenni ai quali però non è possibile proporre una storia che poteva andare bene una quarantina d’anni fa. Il nostro problema è quindi di accontentare sia i vecchi lettori sia i nuovi sapendo dosare determinate innovazioni (il maggior realismo di certe situazioni, l’approfondimento psicologico dei personaggi,…) con l’esigenza di mantenere schemi tradizionali.

In questo senso, l’ingresso di soggettisti nuovi come Claudio Nizzi e Mauro Boselli ha apportato nuova linfa?

Boselli è nato all’interno del nostro staff ed è un grande esperto ed amante di fumetti, Nizzi invece vi è entrato essendo già un professionista affermato con una carriera alle spalle. Non hanno portato grandi sconvolgimenti, specialmente Nizzi si è adeguato di più agli schemi che gli sono suggeriti anche da me in quanto custode del mix di cui parlavo prima…

L: E i lettori danno suggerimenti?

La nostra “tragedia” è proprio quella di gestire i diversi pareri dei lettori perché è praticamente impossibile accontentare tutti. Per fare un esempio banale, mentre le pallottole vent’anni fa uccidevano il nemico senza che si mostrasse una sola goccia di sangue oggi si pretende un maggiore realismo. E così alcuni tacciano Tex di crudeltà… Ormai siamo abituati a vivere in mezzo a queste affettuose proteste.

Il risultato è che comunque, a distanza di quasi cinquant’anni dal suo primo numero ed in una fase calante per l’intero mercato del fumetto, Tex è quello che regge meglio di altri.

Crede che possa aver contribuito a questa “fase calante” l’arrivo sul mercato italiano dei manga giapponesi?

Sicuramente può aver contribuito. Ritengo però che i manga siano dei rispettabili concorrenti ma non rappresentino in cifre qualcosa di sconvolgente sul mercato. Pur costituendo un fenomeno di costume (in quanto segnano l’intervento sul nostro mercato di un prodotto insolito, nuovo anche dal punto di vista grafico), secondo me più che portare via lettori a chi c’era già, stanno creando un nuovo pubblico, molto giovane e “televisivo”. Probabilmente, la vera valutazione del fenomeno si potrà fare tra qualche anno…

Dylan Dog, nonostante alcuni albi per l’estero, appare un fenomeno ed un successo tutto italiano. Per Tex è lo stesso?

Tex ha avuto un momento in cui esistevano addirittura una quindicina di edizioni straniere. In Francia ad esempio è stato venduto con successo per tanti anni, quasi come da noi. E’ uscito in Spagna, in Svezia, in Finlandia,… Adesso il Paese in cui è più amato è il Brasile perché purtroppo in Europa il fumetto  popolare sta scomparendo, soppiantato dai grandi albi a colori che una volta erano “d’autore” e che oggi sono semplicemente esteticamente più accattivanti degli albi normali. Sul mercato europeo quindi non c’è più il riscontro che c’era una quindicina d’anni fa quando vendevo i miei prodotti in tutta Europa.

Data la “tenuta” del personaggio, dopo quella con Giuliano Gemma si immagina una nuova trasposizione cinematografica per l’eroe ideato da suo padre e da Galep?

Dal momento che i film western, tranne due o tre casi comunque atipici come “Balla coi lupi” e “Gli Spietati”, non ottengono il favore del pubblico, per il momento non stiamo pensando a nulla del genere e non abbiamo ricevuto proposte in questo senso.

Per rimanere in tema di proposte cinematografiche: quest’estate alcuni giornali hanno “strillato” l’interessamento della Miramax e di Spielberg per i soggetti di Dylan Dog e di Nathan Never…

Quella notizia è stata una specie di bufala estiva. E’ una storia vecchia di cui noi non sappiamo più nulla. E’ vero: loro sono interessati ed hanno dato un anticipo agli autori. Miramax e Spielberg si sono limitati a fare un’opzione sui soggetti. Io spero di campare altri vent’anni per vedere qualcosa di realizzato. Che alcuni giornali abbiano tirato fuori questa notizia vuol dire che proprio non si sa cosa scrivere perché non è successo niente di nuovo. Se almeno avessimo ricevuto un primo soggetto, una bozza… ma niente. Se un film interessa veramente, gli americani lo realizzano in un anno. Invece, quando fanno questi giochi è solo per bloccare un diritto d’autore.

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Informazioni su dael72

Nata a Varese, residente a Torino. Iscritta all’Albo Nazionale dei Giornalisti dal 1999. Dopo la Maturità Classica conseguita presso il Liceo Ginnasio Statale “Cavour” di Torino, si è laureata con lode in Tecniche della Comunicazione a 24 anni presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Torino. Parla inglese, francese e spagnolo. Ha seguito corsi di Comunicazione (Ufficio Stampa presso l’Unione Industriale di Torino), di Dizione (presso la ODS di Torino), di Cinema (montaggio, sceneggiatura, ripresa), di Conduzione Radiofonica (presso Radio Centro 95 di Torino). Attualmente è giornalista free-lance specializzata in critica cinetelevisiva ed interviste e collabora con il quotidiano "Cronaca Qui" di Torino. In passato ha scritto per i periodici nazionali “IL BORGHESE”, “LA VOCE BORGHESE”, “LIBERO”, per i quotidiani “Libero” e “Torino Cronaca”, per il semestrale della Pronto Assistance Servizi SpA “EQUIPE PA” e per il notiziario “Massena 20″ dell’Associazione Commercianti di Torino; ha redatto e condotto notiziari locali e trasmissioni su musica e cinema per emittenti radiofoniche regionali. Nel suo curriculum, per poter meglio comprendere i meccanismi interni al mondo dello spettacolo, ci sono anche alcune esperienze di recitazione (lettura poesie per la Biennale dei Giovani Artisti, attrice in “Quattro Imprevisti per un Matrimonio” per la rassegna teatrale Aquilegia Blu, comparsa in produzioni Rai). Di recente è apparsa come “la prof” nel programma per ragazzi “LA TV RIBELLE” trasmesso sul canale tematico Rai Gulp.

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