Non sapevo chi fosse Steve Jobs fino a pochi mesi fa.

Sì, conoscevo la Apple e i Macintosh, ma non ero mai stata (né lo sono tuttora) fanatica o cliente della Mela. Se il nome di Bill Gates mi era eccezionalmente familiare (e non in positivo, stile “plug and pray” per capirci!), quello di Jobs mi era praticamente oscuro.

A giugno incappai per caso nel celeberrimo discorso che Jobs tenne nel 2005 alla Stanford University. Si trattava, per me, di uno dei tanti esercizi cui mi sottopongo per esercitarmi in inglese, nulla di più. Essendo laureata in Retorica e Stilistica (ognuno ha i suoi scheletri nell’armadio), non fui propensa a cadere facilmente vittima dei tanti trucchetti da comunicatore che Jobs mise in atto in quell’occasione.

Però alcune cose meritarono la mia attenzione: il senso etico di un giovane che preferisce rinunciare all’Università piuttosto che sperperare inutilmente i risparmi della famiglia (ed il pensiero va a certi fuoricorso per professione); l’idealismo e la creatività che lo spingono ad iscriversi ad un inutile corso di calligrafia che si rivelerà invece utilissimo, anzi “prezioso” per usare le parole di Jobs, per le future capacità grafiche di tutti i pc; la capacità di rialzarsi dopo il licenziamento dalla compagnia che aveva creato; l’intelligenza di riuscire a cogliere l’aspetto positivo insito in ogni avversità; l’incredibile forza di reagire alla malattia.

Certo, è impossibile combattere contro un male incurabile. Ma in fondo, come diceva Italo Svevo, non è la stessa vita una malattia certamente mortale? E allora penso che, se c’è una vera eredità che ci lascia Steve Jobs, non è l’ultimo I-Phone, ma è il suo messaggio. Quel “Stay hungry, stay foolish” che non vuol dire essere degli scavezzacollo, ma saper perseguire con creatività e fantasia i proprio sogni tanto da riuscire ad ispirare intere generazioni.

Per questo ringrazio Steve Jobs e prego che, ovunque sia, possa continuare ad essere ragionevolmente “pazzo ed affamato”.

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Informazioni su dael72

Nata a Varese, residente a Torino. Iscritta all’Albo Nazionale dei Giornalisti dal 1999. Dopo la Maturità Classica conseguita presso il Liceo Ginnasio Statale “Cavour” di Torino, si è laureata con lode in Tecniche della Comunicazione a 24 anni presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Torino. Parla inglese, francese e spagnolo. Ha seguito corsi di Comunicazione (Ufficio Stampa presso l’Unione Industriale di Torino), di Dizione (presso la ODS di Torino), di Cinema (montaggio, sceneggiatura, ripresa), di Conduzione Radiofonica (presso Radio Centro 95 di Torino). Attualmente è giornalista free-lance specializzata in critica cinetelevisiva ed interviste e collabora con il quotidiano "Cronaca Qui" di Torino. In passato ha scritto per i periodici nazionali “IL BORGHESE”, “LA VOCE BORGHESE”, “LIBERO”, per i quotidiani “Libero” e “Torino Cronaca”, per il semestrale della Pronto Assistance Servizi SpA “EQUIPE PA” e per il notiziario “Massena 20″ dell’Associazione Commercianti di Torino; ha redatto e condotto notiziari locali e trasmissioni su musica e cinema per emittenti radiofoniche regionali. Nel suo curriculum, per poter meglio comprendere i meccanismi interni al mondo dello spettacolo, ci sono anche alcune esperienze di recitazione (lettura poesie per la Biennale dei Giovani Artisti, attrice in “Quattro Imprevisti per un Matrimonio” per la rassegna teatrale Aquilegia Blu, comparsa in produzioni Rai). Di recente è apparsa come “la prof” nel programma per ragazzi “LA TV RIBELLE” trasmesso sul canale tematico Rai Gulp.

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