Il nome risulta sufficientemente nuovo sia agli adolescenti di oggi sia a chi ha superato la cinquantina…

Era la metà degli Ottanta, i “mitici Ottanta” almeno per tutti quelli che all’epoca avevano a che fare con acne giovanile e primi batticuori. Era il periodo dei punk e dei dark, dei primi fast-food, di DJ Television e delle polemiche su una cantante che aveva scelto il nome d’arte di Madonna. L’anno in questione, il 1985, vedeva primeggiare in campo musicale i Duran Duran e gli Spandau Ballet: soprattutto fra le giovanissime la distinzione era netta e chi smaniava per il gruppo capitanato dall’ossigenato Simon Le Bon non poteva neanche guardare a distanza un album di Tony Hadley e soci.

Improvvisamente le radio cominciarono a trasmettere le note di Take on me (Prendimi): il motivo era orecchiabile ed originale, la voce solista calda e profonda. La canzone scalò le classifiche e fece conoscere a livello internazionale una band composta da tre ragazzi norvegesi, gli A-ha.

Fu per molti, anche per chi scrive, l’inizio di una storia d’amore. Ovviamente per alcuni si trattò di una semplice cotta: molte ragazzine rimasero affascinate semplicemente dal bell’aspetto del cantante Morten Harket, ritenuto all’epoca uno degli uomini più belli del mondo. Fortunatamente altri, e sono quelli che attendono oggi con trepidazione il nuovo lavoro del gruppo, si appassionarono al loro stile, alle loro musiche e ai loro testi malinconici ed esistenziali.

Perché in effetti gli A-ha erano diversi dagli altri gruppi pop. Mentre le star musicali gareggiavano in trasgressione (ricordate il donnaiolo Prince, i crocefissi di Madonna, la playmate Samantha Fox, i Culture Club del travestito Boy George?), questi tre vichinghi si proclamavano astemi e non fumatori, dichiaravano di amare la natura e le sane abitudini, vestivano in jeans e maglietta caratterizzando il loro look solo con l’uso di laccetti di cuoio indossati come braccialetti e collane.

E non finisce qui: Morten Harket, osannato come indubbio sex symbol, non faceva mistero dei suoi studi di teologia, di aver lavorato per un certo periodo in un ospedale psichiatrico, di essere appassionato studioso della Bibbia e di amare le orchidee almeno quanto Nero Wolfe, l’investigatore privato creato dalla penna di Rex Stout.

E così i giornali titolavano: “il gruppo più puritano del rock”, “il rock acqua e sapone”, “niente divismo, siamo norvegesi”,…

Ai successi del loro primo album, Hunting High and Low (Cercando in lungo e in largo), seguì un periodo di intensa attività che li portò a realizzare in tre anni altrettanti 33 giri e a firmare nel 1987 il tema musicale del primo film di 007 interpretato da Timothy Dalton, 007 Bersaglio mobile: il singolo, The Living Daylights, vendette oltre 20milioni di copie.

In seguito il ritmo delle pubblicazioni rallentò. Da sempre legati alla loro terra natale, gli A-ha diradarono i loro viaggi a Londra, dove avevano trovato la strada per il successo, e iniziarono a coltivare altri interessi: Morten Harket prestò il suo volto al cinema per ragazzi e la sua voce ai canti religiosi, Magne Furuholmen continuò a suonare le tastiere dedicandosi però soprattutto alla pittura ed alla scultura, Pål Waaktaar formò una nuova band con la moglie Lauren Savoy.

Uscirono altri due album, nel 1990 e nel 1993, che ricevettero il plauso della critica senza raggiungere il successo di pubblico dei precedenti. Poi il silenzio.

Un silenzio dovuto al fatto che i tre erano, a detta di Morten Harket, “totalmente esausti, spompati, ormai privi di qualsiasi piacere nel fare musica: avevamo tutti bisogno di staccare la spina per un po’”.

Nel 2000, l’insperata reunion. Gli A-ha tornano insieme, conquistano premi e scalano l’hit parade in tutta Europa tranne che in Italia dove,  causa una miope gestione promozionale e la poca dimestichezza dei mass-media con la loro recente produzione, rimangono solo un bel ricordo legato ad uno dei più bei video musicali di tutti i tempi, quello di Take on me appunto.

Sono anni intensi, fatti di partecipazioni al Nobel per la Pace, di collaborazioni importanti, di attestati di stima provenienti da gruppi come gli U2 e i Coldplay.

Poi, la fine. Nel 2010, al compimento dei 25 anni di carriera e all’apice di un ritrovato successo, i tre norvegesi decidono di chiudere in bellezza. Un ultimo album intitolato “Foot of the mountain” (che ai fan piemontesi suona come un omaggio alla propria regione) ed una tournée di incredibile portata intitolata “Ending on a high note” rendono memorabile l’ultimo atto di una band che ha segnato la storia della musica pop.

Un unico strappo alla regola di non suonare più insieme: in occasione della drammatica strage compiuta da uno squilibrato nell’isola di Utoya, gli a-ha si sono riuniti sul palco, il 21 agosto, per celebrare ad Oslo le giovani vittime dell’omicida. Ma la loro musica è vivissima e moderna: sfruttata da jingle pubblicitari in versione originale (Hip Hop watches) o riarrangiata (Webank.it).

(nella foto, l’immagine del meeting organizzato dai fan degli a-ha di Torino nel 2009)

 

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Informazioni su dael72

Nata a Varese, residente a Torino. Iscritta all’Albo Nazionale dei Giornalisti dal 1999. Dopo la Maturità Classica conseguita presso il Liceo Ginnasio Statale “Cavour” di Torino, si è laureata con lode in Tecniche della Comunicazione a 24 anni presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Torino. Parla inglese, francese e spagnolo. Ha seguito corsi di Comunicazione (Ufficio Stampa presso l’Unione Industriale di Torino), di Dizione (presso la ODS di Torino), di Cinema (montaggio, sceneggiatura, ripresa), di Conduzione Radiofonica (presso Radio Centro 95 di Torino). Attualmente è giornalista free-lance specializzata in critica cinetelevisiva ed interviste e collabora con il quotidiano "Cronaca Qui" di Torino. In passato ha scritto per i periodici nazionali “IL BORGHESE”, “LA VOCE BORGHESE”, “LIBERO”, per i quotidiani “Libero” e “Torino Cronaca”, per il semestrale della Pronto Assistance Servizi SpA “EQUIPE PA” e per il notiziario “Massena 20″ dell’Associazione Commercianti di Torino; ha redatto e condotto notiziari locali e trasmissioni su musica e cinema per emittenti radiofoniche regionali. Nel suo curriculum, per poter meglio comprendere i meccanismi interni al mondo dello spettacolo, ci sono anche alcune esperienze di recitazione (lettura poesie per la Biennale dei Giovani Artisti, attrice in “Quattro Imprevisti per un Matrimonio” per la rassegna teatrale Aquilegia Blu, comparsa in produzioni Rai). Di recente è apparsa come “la prof” nel programma per ragazzi “LA TV RIBELLE” trasmesso sul canale tematico Rai Gulp.

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  1. riccardo ha detto:

    BELLISSIMO ARTICOLO,……MI PIACEREBBE PARLARNE ANCORA DEI MITICI 80….
    A DISPOSIZIONE SE VUOI….BRAVISSIMA AUTRICE DI QUESTO ARTICOLO.

    ha det bra (traduci questo 😉 )

    • dael72 ha detto:

      Ti ringrazio per i complimenti all’articolo e alla sottoscritta. Sui mitici anni ’80 si potrebbe parlare per ore!
      Per la traduzione, non sono sicura: “stai bene”?

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