Due puntate, una ieri ed una oggi, per raccontare la vicenda pubblica e privata di Anita Garibaldi, una delle protagoniste della nostra storia patria il cui nome vero era Ana Maria de Jesus Ribeiro da Silva.

L’idea era ottima: tante, troppe, sono le produzioni relative a Giuseppe Garibaldi; molte meno quelle dedicata alla sua più celebre compagna. Inoltre, nel 150° anniversario della proclamazione del Regno d’Italia, l’idea di realizzare una fiction su Anita doveva suonare perfetta.

Aggiungete una protagonista interessante, l’androgina Valeria Solarino (“Viola di mare”) la quale ben si affianca al più noto Giorgio Pasotti, una regia curata da Claudio Bonivento e un buon cast: da Tosca d’Aquino a Nini Salerno, da Nicoletta Romanoff a Bruno Conti, solo per fare alcuni nomi.

Eppure, tanta carne al fuoco non produce un altrettanto gustoso piatto. In “Anita Garibaldi” c’è più di un ingrediente stonato.

Primo: gli effetti speciali. Nella prima puntata, andata in onda ieri sera, ci sono state sequenze imbarazzanti, con Pasotti che osserva il mare davanti a sé in un impietoso cromakey… La percezione degli attori “scollati” dallo sfondo è frequente e lascia lo spettatore ad interrogarsi sul perché di certe scene, non necessarie allo sviluppo della trama.

Secondo: le cadute di stile. Altra sequenza: Pasotti- Garibaldi afferra il cannocchiale per osservare la brunetta che si staglia sulle montagne della costa. Segue un primissimo piano della Solarino-Anita… Accidenti che zoom! Neanche le moderne macchine digitali riescono a cogliere un primissimo piano del genere.

Terzo: la noia. No comment.

Quarto: un interrogativo. Ma se nella puntata di ieri sono arrivati a raccontare fino alla Repubblica Romana, oggi come faranno a tirarla lunga tutta una puntata visto che Anita morirà di lì a poco?

Comunque, l’auditel conta 5.789mila spettatori, pari a circa il 20% di share. Con tanti difetti, non è andata poi così male!

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Informazioni su dael72

Nata a Varese, residente a Torino. Iscritta all’Albo Nazionale dei Giornalisti dal 1999. Dopo la Maturità Classica conseguita presso il Liceo Ginnasio Statale “Cavour” di Torino, si è laureata con lode in Tecniche della Comunicazione a 24 anni presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Torino. Parla inglese, francese e spagnolo. Ha seguito corsi di Comunicazione (Ufficio Stampa presso l’Unione Industriale di Torino), di Dizione (presso la ODS di Torino), di Cinema (montaggio, sceneggiatura, ripresa), di Conduzione Radiofonica (presso Radio Centro 95 di Torino). Attualmente è giornalista free-lance specializzata in critica cinetelevisiva ed interviste e collabora con il quotidiano "Cronaca Qui" di Torino. In passato ha scritto per i periodici nazionali “IL BORGHESE”, “LA VOCE BORGHESE”, “LIBERO”, per i quotidiani “Libero” e “Torino Cronaca”, per il semestrale della Pronto Assistance Servizi SpA “EQUIPE PA” e per il notiziario “Massena 20″ dell’Associazione Commercianti di Torino; ha redatto e condotto notiziari locali e trasmissioni su musica e cinema per emittenti radiofoniche regionali. Nel suo curriculum, per poter meglio comprendere i meccanismi interni al mondo dello spettacolo, ci sono anche alcune esperienze di recitazione (lettura poesie per la Biennale dei Giovani Artisti, attrice in “Quattro Imprevisti per un Matrimonio” per la rassegna teatrale Aquilegia Blu, comparsa in produzioni Rai). Di recente è apparsa come “la prof” nel programma per ragazzi “LA TV RIBELLE” trasmesso sul canale tematico Rai Gulp.

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  1. Nikolaus ha detto:

    Incredibile! Alla scena del cannocchiale dal potere “ipermegazoom” ho pensato le stesse identiche parole di Dael72!

  2. mauro ha detto:

    Questi presentati sono solo dei difettucci, ben altro è la costruzione dei personaggi, Anita, la donna che ha capeggiato la rivoluzione del Rio Grande do Sul è stata rappresentata come un aggiunta a Garibaldi che, uno si chiede perchè era a comando delle navi repubblicane e perchè divenne guerrigliero … nella fiction non appare e il Garibaldi di Pasotti è veramente poca cosa, impalpabile.

  3. mauro ha detto:

    Nel 1849 Garibaldi aveva 42 anni, il Pasotti con l’età ci poteva pure stare, ma il personaggio che gli hanno disegnato è ben lungi dalla raffigurazione storica. Il Garibaldi con poncho e berretta non è credibile, Lui portava un cappello alla calabrese con piume sopra un poncho ricco di colori, com Aguyar che sembrava un principe indiano. Quello presentato è il Garibaldi che sovrasta il Gianicolo, ma la triproduzione era di un Garibaldi sessantenne. Anche la figura di Righetto, visto che ne hanno parlato perchè estrapolarla dalla realtà: Righetto è morto a ponte Sisto con la sua cagnolina Sgrullarella, aveva 12 anni e non 16 come nella fiction. Una fiction è valida se non vuole essere rappresentazione di realtà storiche.

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