Sanremo 2012 dalla A alla z

Arisa – La vincitrice morale della 62esima edizione del Festival è certamente lei: abbandonato il look da cartone animato degli inizi, forte della sua poliedricità che l’ha portata a fare l’attrice in “Tutta colpa della musica” e la giudice di talenti in “X Factor”, Arisa ha presentato un intenso brano scritto dall’ormai ex fidanzato Giuseppe Anastasi, già autore ed artefice dei suoi precedenti successi “Sincerità” e “Malamorenò”. Avrebbe probabilmente vinto la kermesse se non fosse stato per la golden share (vedi “Jolly”) attribuita dai giornalisti a Noemi…

Berté – La Loredana nazionale ha vissuto il suo più bel Sanremo: guidata da Gigi D’Alessio (in odore di santità), ha duettato con il cantautore napoletano senza sbavature di look e di comportamenti. Nonostante i pesanti interventi di chirurgia estetica che ne hanno contraffatto volto e lineamenti, di lei rimarrà impressa l’emozione nell’esecuzione di “Almeno tu (nell’universo)” e l’appello affinché il premio della critica intitolato alla sorella Mia Martini divenga, dopo 17 anni, finalmente più riconosciuto e riconoscibile attraverso un’assegnazione pubblica con tanto di foto. (Per la cronaca, il premio quest’anno è andato meritatamente a “Un pallone” di Samuele Bersani).

Celentano – Che dire che non sia stato già detto? Il Re degli ignoranti ha avuto due occasioni per parlare: martedì per 55’ circa e poi sabato per una ventina di meno. Il primo intervento ha scatenato l’ira giustificata di “L’Avvenire” e “Famiglia Cristiana” e ha scosso un pochino l’ego del critico tv Aldo Grasso, ma soprattutto ha sdegnato gran parte dei telespettatori e dei cantanti in gara che avrebbero preferito le canzoni piuttosto che sorbirsi lo sfogo esistenzialista del Molleggiato… Nella puntata finale, Gianni ha salvato l’amico Adriano dalla debacle: un po’ di contestazione e l’appoggio amicale hanno riportato a dimensione umana “Joan Lui”.

Dolcenera – La cantautrice pugliese ha stoffa: si vede e… si sente! Il suo brano, “Ci vediamo a casa”, è uno dei più trasmessi dalle radio e, pur affrontando la crisi economica attuale, lo fa con gusto e senza banalità. Trascinante.

Eleganza – La grande assente quest’anno, eccezion fatta per l’ultima sera dove sono prevalsi abiti ricercati e colore nero, è stata l’eleganza. Si è visto di tutto sul palco dell’Ariston, dagli abbinamenti kitch di Noemi all’incedere incerto sugli zatteroni di Emma. Perfino i mazzi di fiori offerti agli ospiti parevano appena colti dal giardino dietro l’Ariston e aggiustati alla buona. La classe è un’altra cosa.

Fornaciari – Irene, figlia del celeberrimo Zucchero, ricorderà questo festival per tutta la vita: non solo ha portato per la prima volta un brano decisamente forte – “Grande Mistero”, autore Davide Van De Sfroos – ma ha pure avuto l’onore di duettare con Brian May dei Queen facendo ottima figura. Complimenti!

Geppi Cucciari – Ospite della serata conclusiva, la comica sarda ha reso evidente la differenza fra donnine e donne vere: spigliata, sagace, ironica, intelligente, Geppi ha dimostrato quanto l’immagine femminile tanto cara a certi omuncoli non valga nemmeno la metà di quello che una femmina a tutto tondo può offrire. Brava!

Handicap – Grandioso schiaffo al disfattismo e al pessimismo di certi normodotati è stata la struggente performance della ballerina Simona Atzori che, accompagnata dal violinista David Garrett, ha dimostrato come la disabilità possa non rendere schiavi. Stesso discorso vale per il cantautore José Feliciano che ha duettato con Arisa e fatto commuovere Gianni Morandi omaggiandolo con l’esecuzione a sorpresa di un suo cavallo di battaglia.

Ivanka – Ivana Mrazova, statuaria modellona ceca diciannovenne, promette di scomparire così come è apparsa. Scelta con la Ecclestone come valletta, è giunta da sola e solo dalla seconda serata in poi a causa di una cervicalgia (si sa, le alte possono avere di questi problemi!). La ricorderemo per l’imbarazzo mostrato costretta ad indossare un abito nude look, per la storpiatura del nome Morricone in “Morricione” e per i balletti statici coreografati da Franco Miseria.

Jolly – Nel determinare la classifica finale, il ruolo di jolly è spettato alla fantomatica “golden share”. Si tratta di un bonus che la sala stampa ha assegnato sia ai giovani sia ai big. Il meccanismo però è risultato stranamente diverso: per le nuove proposte la “golden share” ha permesso uno sbalzo di una sola posizione; per gli artisti rinomati di ben tre! Come se non bastasse, i giornalisti hanno votato solo dopo aver saputo la classifica parziale in modo da poter scombinare i giochi del televoto a loro uso e consumo. Poco etico.

Kuntz – Assolutamente fuori contesto, come lo furono prima di loro gli Afterhours e band simili, i cuneesi Marlene Kuntz hanno portato al Festival un brano interessante e duettato con una leggenda vivente del calibro di Patty Smith. Mica male. Coraggiosi.

Luci – Le scenografie di Gaetano Castelli e le performance degli interpreti sono state impreziosite e riscaldate da un abile gioco di luci in grado di modificare totalmente ambienti e percezione degli spazi. Anche il coreografo Daniel Ezralow può essere riconoscente del lavoro svolto dai tecnici Rai.

Morandi – Checché se ne dica, Gianni Morandi è stato più in forma rispetto allo scorso anno e ha condotto in porto una manifestazione che visti gli iniziali problemi, anche tecnici, rischiava di arenarsi ancora prima di partire.

Noah – Protagonista di un duetto nella serata di giovedì sera con Eugenio Finardi, ha portato classe, talento e umiltà sul palco dell’Ariston. Grandiosa.

Orchestra – La Sanremo Festival Orchestra ha stralavorato, come al solito, ma non ha giudicato. Almeno, a detta di Mangiarotti, l’Orchestra non avrebbe dato il suo apporto alla classifica e si sarebbe addirittura appellata al sindacato. Dopo lo sketch inscenato un paio di anni fa, un’altra intemperanza dalle ragioni poco chiare.

Parolacce e pornografia – Tante, troppe le parolacce in un Festival che, paradossalmente, ha visto più educati e contenuti “I soliti idioti” rispetto ai vari Papaleo, Celentano, Luca&Paolo… Parafrasando un celebre slogan Rai, si è sentito “di tutto, di più” e se ne sarebbe fatto volentieri a meno. Pornografia è quella che ha proposto Belen con fare da passeggiatrice: il vedo-non vedo fa parte della sensualità e del sex-appeal, tenere aperto uno spacco già pronunciato ed ammiccare a pubblico e telecamere significa ostentare ed è pornografia: non lo dico io, lo dice il dizionario.

Qualità – Al di là del rimpianto espresso da alcuni per l’assenza di una “giuria di qualità”, notevole è stato il livello di tutti i brani in gara. Complimenti agli autori e alla direzione artistica che ha saputo scegliere con gusto.

Renga – L’ex cantante dei Timoria, l’unico ad avere il sincero coraggio di dire la sua sull’intervento di Celentano della prima serata, risulta ad oggi il più programmato dalle radio con il brano “La tua bellezza”.

Shaggy – Il cantante reggae si merita un posto d’onore, si fa per dire, per la figuraccia che ha fatto la sera dei duetti internazionali accompagnando Chiara Civello nell’esecuzione della splendida “Io che non vivo”. Imbarazzante.

Tecnici – Dopo lo “stiamo uniti” dell’edizione 2011, il 2012 è stato all’insegna dello “stiamo tecnici”. Peccato che proprio tecnici siano stati i tanti intoppi soprattutto della prima serata, con voti della giuria demoscopica annullati perché scritti su fogli A4 a causa di guasti e malfunzionamenti vari.

Ugole d’oro – Dalla vincitrice Emma alla terza classificata Noemi, passando per Francesco Renga e Dolcenera, svicolando tra una Irene Fornaciari ed una Silvia Mezzanotte dei Matia Bazar non si è “salvato” nessuno: tutti gli interpreti, compresi autori come Bersani e Fornaciari, hanno sfoggiato voci rispettabilissime.

Vallette – Belen, Elisabetta, Ivana,… Tra le tre – e non avrei mai pensato di dirlo… figuratevi di scriverlo! – ho preferito Elisabetta Canalis ed il motivo è presto detto: di Ivana ho già parlato alla lettera “I” e di Belen, beh, per quanto l’esotica bellezza sia cento volte più capace e ciarliera, è anche cento volte più sfacciata e calcolatrice (la “farfallina” esposta insegna) e io tendo a premiare la naturalezza.

Zilli – Nina, look alla Mina e voce da vendere, ha convinto quasi tutti con il suo look vintage, i capelli cotonati ed il brano “Per Sempre” tanto da essere stata selezionata per l’Eurovision Festival 2012.

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Informazioni su dael72

Nata a Varese, residente a Torino. Iscritta all’Albo Nazionale dei Giornalisti dal 1999. Dopo la Maturità Classica conseguita presso il Liceo Ginnasio Statale “Cavour” di Torino, si è laureata con lode in Tecniche della Comunicazione a 24 anni presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Torino. Parla inglese e spagnolo. Ha seguito corsi di Comunicazione (Ufficio Stampa presso l’Unione Industriale di Torino), di Dizione (presso la ODS di Torino), di Cinema (montaggio, sceneggiatura, ripresa), di Conduzione Radiofonica (presso Radio Centro 95 di Torino). Attualmente è giornalista free-lance specializzata in critica cinetelevisiva ed interviste e collabora con il quotidiano "Cronaca Qui" di Torino. In passato ha scritto per i periodici nazionali “IL BORGHESE”, “LA VOCE BORGHESE”, “LIBERO”, per i quotidiani “Libero” e “Torino Cronaca”, per il semestrale della Pronto Assistance Servizi SpA “EQUIPE PA” e per il notiziario “Massena 20″ dell’Associazione Commercianti di Torino; ha redatto e condotto notiziari locali e trasmissioni su musica e cinema per emittenti radiofoniche regionali. Nel suo curriculum, per poter meglio comprendere i meccanismi interni al mondo dello spettacolo, ci sono anche alcune esperienze di recitazione (lettura poesie per la Biennale dei Giovani Artisti, attrice in “Quattro Imprevisti per un Matrimonio” per la rassegna teatrale Aquilegia Blu, comparsa in produzioni Rai). In tv è apparsa come “la prof” nel programma per ragazzi “LA TV RIBELLE” trasmesso sul canale tematico Rai Gulp.

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