PNC_libroAll’origine di “Pulce non c’è”, il film presentato questa sera a Torino nell’ambito del Sotto18 Film Festival, c’è l’omonimo romanzo autobiografico edito nel 2009 da Einaudi. Un libro che tratta una materia spinosa e delicata, quella di una bimba autistica sottratta alla sua famiglia a causa di un infamante sospetto che si rivelerà tanto infondato quanto deleterio per l’equilibrio suo, dei genitori e della sorella tredicenne.

L’appuntamento per incontrare il regista Giuseppe Bonito, l’attrice Marina Massironi e l’autrice del libro Gaia Rayneri è nel caratteristico Hotel Victoria, sito nella discreta via Nino Costa a Torino.

Il primo a parlare è proprio il 38enne regista alla sua opera prima: “Siamo reduci dal Festival di Roma, dove il film si è aggiudicato un premio speciale della giuria ed è stato accolto in maniera molto calorosa. Il riconoscimento mi ha fatto molto piacere non di per sé ma perché, usando una similitudine di Nicolò Fabi (autore di un brano della colonna sonora), è un po’ come una borraccia passata ad un ciclista intento a scalare una vetta del Giro d’Italia: infonde ottimismo ed energia”.

Com’è nata l’idea di trasportare sul grande schermo il libro della Rayneri?

“Mi sono imbattuto nel testo di Gaia da semplice lettore. Inizialmente sono rimasto colpito dalla sinossi, poi mi ha catturato la storia che sembrava urlare il bisogno di essere raccontata. La sensazione che ho avuto è che le parole usate da Gaia fossero insostituibili. In un secondo tempo, conoscendola, ho sentito la “verità” della storia. L’idea di realizzarne un film è stata istintiva: per 14 anni sono stato aiuto-regista e sentivo l’esigenza di mettermi in gioco, di rischiare in prima persona; poi mi piace pensare che un film sia una sorta di viaggio, di stimolo per me prima di tutto ed in questo caso mi sono addentrato nella dimensione dell’autismo, il che ha richiesto due mesi di ricerche ed un turbinio di sensazioni, dal disagio alla passione”

Com’è stata la realizzazione?

“Ho capito che non dovevo cercare nessun effetto drammaturgico. Per questo alla fine di ogni ciak, non mi limitavo a chiedere se fosse buono per il suono o per la voce, ma domandavo a Gaia se era buono anche per l’autismo!”

E difatti Gaia è stata coinvolta in tutte le fasi di lavorazione: “Lo so, è singolare nel cinema italiano – continua Bonito – L’ho voluta perché era informata sui fatti, perché talentuosa e quindi in grado di aiutare la sceneggiatrice nel lavoro di stesura del copione e poi per gratitudine nei confronti della disponibilità sua e della sua famiglia”.

Gaia, conoscendo da vicino l’autismo, che considerazioni puoi fare della rappresentazione che cinema e tv danno della malattia?

“Uno dei motivi che mi ha spinto a scrivere il libro è proprio la visione distorta che spesso è fornita da film e fiction. Si va dalle rappresentazioni pietistiche, ma impietose, a quelle altrettanto crudeli in cui si fa credere che la malattia coincida con la sindrome di Asperger per cui le persone affette presentano capacità straordinarie, alla Rainman: casi rarissimi che purtroppo non rappresentano la regola!”

Riconosci nel film il tuo scritto?

“Ogni volta che rivedo il film, ci scopro qualcosa di nuovo e di diverso. Il libro era fortemente filtrato dal punto di vista della sorella Giovanna che ha uno sguardo un po’ laterale, ironico, leggero sulle cose; nella pellicola il racconto è più corale, c’è più spazio per il dolore di ogni membro della famiglia. Credo che all’ironia del testo si sostituisca il lirismo e la delicatezza capaci di presentare il tema con la giusta leggerezza, ma in modo toccante”.

Vista la tua drammatica esperienza di vita, oggi, a posteriori, puoi dire che il libro e il film ti abbiano aiutata?

“Scrivere il libro è stato come proiettare fuori da me questa vicenda, una sorta di rivincita; il film ha rincarato la dose, è stata una botta forte ma necessaria”.

È possibile lasciarsi alle spalle un vissuto come il tuo?

“Non saprei rispondere… La vita va avanti ed il lieto fine per chi vive una situazione familiare simile non esiste… Ci si fa forza… Certo, parlarne aiuta sia a sfogarsi sia ad avvertire gli altri dei rischi e dei pericoli che si corrono con pratiche come la ‘comunicazione facilitata’ di cui diffido”

PNC_filmAd interpretare la madre delle due ragazzine protagoniste della vicenda è Marina Massironi. Il regista ammette di aver pensato a lei per il ruolo dopo averla vista in uno spettacolo teatrale sul tema della violenza intitolato “La donna che sbatteva nelle porte”: “Aveva il giusto mix di forza e fragilità che cercavo per il personaggio di Anita”.

Marina, non hai avuto timore di spiazzare il pubblico con un ruolo drammatico?

“Ho letto la sceneggiatura, ho incontrato Giuseppe e Marco, ho riscontrato la passione e l’entusiasmo che c’era intorno a questo film, la serietà e direi l’urgenza di raccontare questa storia. Ho provato e provo ancora un certo imbarazzo nel saperla vera: per questo ho avuto piacere di conoscere i reali protagonisti della vicenda. Per me era necessario incontrarli, conoscerli, assimilare per poi prenderne in qualche modo le distanze e lavorare sul mio personaggio attraverso il mestiere. Francamente non sono stata tanto a farmi domande rispetto a come sarebbe stata accolto il mio prestarmi ad un ruolo diverso dai soliti. Sono consapevole che mi sono permessa il lusso di fare qualcosa di spiazzante per il grande pubblico e di interessante per me”

Ambientato a Torino (chi vive all’ombra della Mole riconoscerà Borgo San Paolo, il Centro Piero della Francesca, l’Ospizio dei Poveri Vecchi), “Pulce non c’è” è costato circa 1mln200mila euro, finanziati soprattutto dalla CRT e per una piccola parte dal Ministero che ne ha riconosciuto il valore culturale. Come sempre significativo è stato l’apporto della Film Commission Torino Piemonte. Prodotto dalla Overlook Production, sarà distribuito nelle sale italiane in primavera.

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Informazioni su dael72

Nata a Varese, residente a Torino. Iscritta all’Albo Nazionale dei Giornalisti dal 1999. Dopo la Maturità Classica conseguita presso il Liceo Ginnasio Statale “Cavour” di Torino, si è laureata con lode in Tecniche della Comunicazione a 24 anni presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Torino. Parla inglese, francese e spagnolo. Ha seguito corsi di Comunicazione (Ufficio Stampa presso l’Unione Industriale di Torino), di Dizione (presso la ODS di Torino), di Cinema (montaggio, sceneggiatura, ripresa), di Conduzione Radiofonica (presso Radio Centro 95 di Torino). Attualmente è giornalista free-lance specializzata in critica cinetelevisiva ed interviste e collabora con il quotidiano "Cronaca Qui" di Torino. In passato ha scritto per i periodici nazionali “IL BORGHESE”, “LA VOCE BORGHESE”, “LIBERO”, per i quotidiani “Libero” e “Torino Cronaca”, per il semestrale della Pronto Assistance Servizi SpA “EQUIPE PA” e per il notiziario “Massena 20″ dell’Associazione Commercianti di Torino; ha redatto e condotto notiziari locali e trasmissioni su musica e cinema per emittenti radiofoniche regionali. Nel suo curriculum, per poter meglio comprendere i meccanismi interni al mondo dello spettacolo, ci sono anche alcune esperienze di recitazione (lettura poesie per la Biennale dei Giovani Artisti, attrice in “Quattro Imprevisti per un Matrimonio” per la rassegna teatrale Aquilegia Blu, comparsa in produzioni Rai). Di recente è apparsa come “la prof” nel programma per ragazzi “LA TV RIBELLE” trasmesso sul canale tematico Rai Gulp.

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