BciLRciS2Presto nelle sale italiane, “Bianca come il latte, rossa come il sangue” è la riuscitissima trasposizione cinematografica del bestseller omonimo firmato da Alessandro D’Avenia.

Presentato questa mattina in anteprima alla stampa torinese, il film convince sin dai titoli di testa: si capisce subito, infatti, che l’opera diretta da Giacomo Campiotti ed interpretata da Filippo Scicchitano e Luca Argentero non rappresenta l’ennesima pellicola italiana sugli adolescenti o sul mondo della scuola ed il perché è presto detto.

Innanzitutto, come dicevamo, si parte da un testo che ha venduto un milione di copie ed è stato pubblicato in una ventina di Paesi. Un libro sincero, scritto da un insegnante appassionato – o “sognatore” per dirla alla sua maniera – e quindi titolato a parlare di scuola perché tra i banchi ci vive, operando quotidianamente nell’intento di formare i cittadini di domani.

In secondo luogo perché il regista Campiotti dà alla pellicola un taglio giovane  senza cadere mai né nel “giovanilistico”. La macchina da presa si muove con brio per le vie di Torino trasformando la città – con i suoi licei (Cavour e Gioberti), i suoi parchi (il Parco Dora), i suoi luoghi di ritrovo (Otto Gallery, piazza Maria Teresa) – in una protagonista al pari degli attori in carne ed ossa.

Terzo gli interpreti sono capaci: il Leo di Filippo Scicchitano è spontaneo e naturale così come perfettamente in parte risultano il “prof” di Luca Argentero, l’eterna amica Silvia di Aurora Ruffino, i genitori resi con credibilità da Flavio Insinna e Cecilia Dazzi,…

BciLRciS1Presenti alla conferenza stampa tenutasi al Cineporto di via Cagliari, gli attori Luca Argentero e Aurora Ruffino erano “di casa” essendo il primo torinese doc e la seconda originaria di Druento. Meno abituato alla cornice sabauda, l’autore e sceneggiatore Alessandro D’Avenia: nato a Palermo nel 1977 e stabilitosi da alcuni anni a Milano dove insegna Lettere in un liceo, non ha tardato a manifestare un attestato di stima per la città: “La mia storia d’amore con Torino è recente. Mi piace per l’eleganza e per i suoi tetti che, ripresi nel film, rendono perfettamente l’idea del connubio possibile tra basso e alto, terra e cielo. Comunque, la cosa più bella di Torino credo che siano i torinesi (sorride, indicando i due attori al suo fianco)”.

Rincara la dose Argentero: “È la seconda volta che giro a Torino e, a distanza di anni, mi rendo conto di quanto non solo cambi in continuazione, ma migliori. Mi manca molto non vivere questa evoluzione da cittadino ma appena ne ho occasione torno e cerco, nel frattempo, di esserne un valido sponsor. In questo senso trovo splendida l’immagine che ne ha dato Campiotti: quella di una città viva, vivace, nordeuropea nel senso più bello del termine, nulla a che vedere con lo stereotipo datato e preconcetto che troppo spesso è ancora presente nell’immaginario di molti”

Come è stato lavorare con D’Avenia? “Per la prima volta mi è capitato di avere un riferimento vivente – continua Argentero – È stato istruttivo seguire Alessandro: mi sono messo dietro la cattedra mentre faceva lezione come se nulla fosse. Quello che mi ha colpito molto era che, a di là di qualche iniziale comprensibile friccicore fra le studentesse, l’attenzione è subito stata calamitata su di lui. Il Sognatore è Alessandro: fa quello che fa con incredibile passione ed amore e la classe è rapita dal suo modo di raccontare e spiegare. Credo che incarni perfettamente la figura dell’educatore intento a far comprendere quanto sia importante amare quello che si fa, un ruolo fondamentale sebbene spesso bistrattato”.

Gli fa eco D’Avenia: “Fare l’insegnante è impagabile… nel senso che non è pagato! Scherzi a parte, è impagabile perché lavoriamo con chi è ancora in formazione e può divenire protagonista di un mondo migliore. Noi insegnanti di Lettere, poi, siamo come dei postini che cercano di recapitare lettere del passato e ci misuriamo con la difficoltà di recapitarle all’indirizzo giusto. È stato bello lavorare con Luca, anche se ero sommerso dalle richieste delle allieve che, con la timidezza tipica della loro età, volevano intercedessi con il “divino Argentero” per un autografo mentre le colleghe, ben più audaci, si fiondavano su di lui senza intermediazione. Dal canto mio, mi rendo conto di essere “un ragazzo fortunato perché mi hanno regalato un sogno”: i miei allievi che quest’anno si troveranno ad affrontare la maturità sono quelli che hanno letto per primi il romanzo, quando era ancora una bozza, e sono gli stessi che ho coinvolto anche in fase di sceneggiatura…

Com’è stato lavorare per il cinema?

D’Avenia: “Sono rimasto colpito dall’assenza delle primedonne, anzi ho avvertito l’esigenza da parte di tutta la troupe di  rispettare la storia. Temevo un prof troppo retorico, enfatico oppure ridotto ad una di quelle figure depresse di certi film. Invece il mio “sognatore” è un prof rock, di quelli che esistono in Italia e che ciascuno di noi, prima o dopo, nella sua carriera scolastica ha incontrato. Luca è stato straordinario nel fornire questa tonalità, questa cifra”.

E lavorare con tanti giovani?

Argentero: “Avevo la vana illusione di essere per la prima volta l’esperto sul set ed invece Aurora, Filippo ed i loro coetanei mi hanno spiazzato. “Ci mandano tutti a casa!” ho pensato vedendo l’atteggiamento diligente e maturo sul lavoro di questi ragazzi. Credo che la spontaneità del film sia in gran parte merito loro e di Campiotti che è la dimostrazione vivente di quanto si possa rimanere adolescenti a 50 anni”

Quali i timori legati alla “riduzione” del romanzo in film?

D’Avenia: “La paura maggiore era rimettere mano ai personaggi e ad un faccia a faccia con la morte da cui ero scappato tempo fa e che mi si era ripresentato anni dopo con l’urgenza di diventare una storia messa nero su bianco. Avevo paura di snaturarla, di non riuscire ad essere fedele all’idea di partenza”.

La trasposizione è ottima, a tratti addirittura più avvincente rispetto alla pagina scritta…

D’Avenia: “Hai ragione. Alcuni aspetti sono più avvincenti del romanzo: il testo è in qualche modo monodico, mentre qui ognuno ha dato un timbro di voce che arricchisce il tutto”.

La scelta dei nomi delle due fanciulle amate da Leo non è casuale…

“No. Silvia e Beatrice sono i nomi di cui parlo più in classe: Beatrice rappresenta il raccordo tra cielo e terra ed è stato difficile trovare una interprete che rendesse quest’idea di “non terreno”… Ecco perché si è fatto ricorso ad un’attrice straniera, Gaia Weiss. Silvia, la Teresa Fattorini di leopardiana memoria, è la presenza quotidiana, terrena, in grado di incarnare quell’officina aperta 24ore su 24 che è l’amore”.

“Bianca come il latte, rossa come il sangue” sarà distribuito in 30o copie dalla 01Distribtion a partire dal 4 aprile.

(nelle foto: a destra l’autore Alessandro D’Avenia; a sinistra l’interprete Luca Argentero)

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Informazioni su dael72

Nata a Varese, residente a Torino. Iscritta all’Albo Nazionale dei Giornalisti dal 1999. Dopo la Maturità Classica conseguita presso il Liceo Ginnasio Statale “Cavour” di Torino, si è laureata con lode in Tecniche della Comunicazione a 24 anni presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Torino. Parla inglese e spagnolo. Ha seguito corsi di Comunicazione (Ufficio Stampa presso l’Unione Industriale di Torino), di Dizione (presso la ODS di Torino), di Cinema (montaggio, sceneggiatura, ripresa), di Conduzione Radiofonica (presso Radio Centro 95 di Torino). Attualmente è giornalista free-lance specializzata in critica cinetelevisiva ed interviste e collabora con il quotidiano "Cronaca Qui" di Torino. In passato ha scritto per i periodici nazionali “IL BORGHESE”, “LA VOCE BORGHESE”, “LIBERO”, per i quotidiani “Libero” e “Torino Cronaca”, per il semestrale della Pronto Assistance Servizi SpA “EQUIPE PA” e per il notiziario “Massena 20″ dell’Associazione Commercianti di Torino; ha redatto e condotto notiziari locali e trasmissioni su musica e cinema per emittenti radiofoniche regionali. Nel suo curriculum, per poter meglio comprendere i meccanismi interni al mondo dello spettacolo, ci sono anche alcune esperienze di recitazione (lettura poesie per la Biennale dei Giovani Artisti, attrice in “Quattro Imprevisti per un Matrimonio” per la rassegna teatrale Aquilegia Blu, comparsa in produzioni Rai). In tv è apparsa come “la prof” nel programma per ragazzi “LA TV RIBELLE” trasmesso sul canale tematico Rai Gulp.

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