davidGiunto alla sua sessantesima edizione, il David di Donatello è ringiovanito di botto. Merito del passaggio dalla Rai a Sky Cinema 1 (che ne ha consentito la visione anche in chiaro, sul canale TV8), della conduzione affidata per la prima volta all’astro nascente Alessandro Cattelan, delle incursioni degli Youtuber “The Jackal” che hanno dato vita a brevi siparietti comici (non sempre riusciti) ma in grado di avvicinare alla cerimonia un pubblico di giovani e giovanissimi, ma soprattutto del cinema italiano che, dopo anni di cinepanettoni, finalmente sta vivendo una sorta di rinascita ed è in grado di offrire al pubblico una produzione qualitativamente interessante ed eterogenea.

Per la prima volta dopo tanto, troppo tempo infatti la cerimonia – una sorta di versione italiana degli Oscar – ha presentato già a livello di nomination pellicole di genere vario e insolito. JEEGCosì non stupisce più di tanto che il gran vincitore di questa edizione non sia uno dei soliti noti, ma quello che gli americani definirebbero un “outsider”, un esordiente senza blasoni e il cui nome è sconosciuto ai più (ma i più attenti lo ricorderanno protagonista di molte fiction tv come “Stiamo bene insieme” e “La omicidi), ovvero quel Gabriele Mainetti che con il suo “Lo chiamavano Jeeg Robot” ha fatto incetta di premi portandosi a casa ben sette statuette tra le più importanti. Due per sé (miglior regista esordiente, miglior produttore) e cinque per i “suoi”, tra i quali miglior attore protagonista per Claudio Santamaria e miglior attrice protagonista per l’esordiente Ilenia Pastorelli, ex GF sulle orme di Luca Argentero e vincitrice in una categoria che vedeva le già affermatissime Golino, Ferilli e Cortellesi.
Per la cronaca, il premio al miglior film è andato al godibilissimo “Perfetti sconosciuti” (premiato anche per l’ottima sceneggiatura), sette statuette sono state assegnate a “Il racconto dei racconti” di Matteo Garrone (regia, effetti digitali, trucco, costumi, parrucco, scenografia, fotografia), due a “La giovinezza” (canzone originale e musicista), una sola a “Non essere cattivo”. Infine sono stati premiati come miglior film straniero “Il ponte delle spie” e miglior film europeo “Il figlio di Saul”.racc
La cerimonia trasmessa lunedì notte in diretta e guardata complessivamente – tra Sky Cinema 1 e Tv8 – da 625,000 spettatori (2,47% di share) si è contraddistinta, oltre che per la rinascita del cinema italiano e per il look giovanilistico, per altri due fattori, uno cromatico, l’altro polemico.
Il primo è stato il giallo, colore scelto per i braccialetti, le spille e gli adesivi sfoggiati da alcune star per evidenziare la propria vicinanza alla famiglia di Giulio Regeni, il ricercatore ucciso in Egitto in circostanze ancora da chiarire: tra i molti che hanno aderito all’iniziativa proposta dall’account twitter @giuliosiamonoi c’erano gli attori Paola Cortellesi, Valerio Mastandrea, Anna Foglietta ed i registi Sorrentino e Genovese.
Il secondo è stato originato da una gaffe del conduttore il quale, a fine serata, incorre in un errore ritenuto da molti imperdonabile: fischiettando il tema portante dello spaghetti western “Lo chiamavano Trinità” attribuisce le memorabili note al premio Oscar Ennio Morricone, il che causa immediatamente una piccata replica del vero autore del brano, il maestro Franco Micalizzi: “Anche i sassi, da Quentin Tarantino all’ultimo appassionato di cinema, sanno che il tema fischiettato da lui è stato scritto da me e non da Ennio – ha scritto l’autore – La sua gaffe è inqualificabile e ingiustificabile, riuscendo ad offendere due professionisti in un sol colpo. Complimenti”. E ha poi continuato: “L’ignoranza del presentatore è pari alla sua inadeguatezza a condurre quello che dovrebbe essere il fiore all’occhiello della celebrazione del cinema italiano”.
In un’edizione altrimenti perfetta, Micalizzi non è stato l’unico a protestare: fuori dagli Studios, era in atto una protesta dei tecnici della Settima Arte (con i fonici in prima linea al grido di “Vi meritate il cinema muto”) che lamentavano la mancanza di premi per le loro categorie.

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Informazioni su dael72

Nata a Varese, residente a Torino. Iscritta all’Albo Nazionale dei Giornalisti dal 1999. Dopo la Maturità Classica conseguita presso il Liceo Ginnasio Statale “Cavour” di Torino, si è laureata con lode in Tecniche della Comunicazione a 24 anni presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Torino. Parla inglese, francese e spagnolo. Ha seguito corsi di Comunicazione (Ufficio Stampa presso l’Unione Industriale di Torino), di Dizione (presso la ODS di Torino), di Cinema (montaggio, sceneggiatura, ripresa), di Conduzione Radiofonica (presso Radio Centro 95 di Torino). Attualmente è giornalista free-lance specializzata in critica cinetelevisiva ed interviste e collabora con il quotidiano "Cronaca Qui" di Torino. In passato ha scritto per i periodici nazionali “IL BORGHESE”, “LA VOCE BORGHESE”, “LIBERO”, per i quotidiani “Libero” e “Torino Cronaca”, per il semestrale della Pronto Assistance Servizi SpA “EQUIPE PA” e per il notiziario “Massena 20″ dell’Associazione Commercianti di Torino; ha redatto e condotto notiziari locali e trasmissioni su musica e cinema per emittenti radiofoniche regionali. Nel suo curriculum, per poter meglio comprendere i meccanismi interni al mondo dello spettacolo, ci sono anche alcune esperienze di recitazione (lettura poesie per la Biennale dei Giovani Artisti, attrice in “Quattro Imprevisti per un Matrimonio” per la rassegna teatrale Aquilegia Blu, comparsa in produzioni Rai). Di recente è apparsa come “la prof” nel programma per ragazzi “LA TV RIBELLE” trasmesso sul canale tematico Rai Gulp.

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