Sarà Mary Pickford (e non Matt Damon) ad aprire le danze a Venezia

Mentre fervono gli ultimi preparativi per la serata di domani, Venezia 74 apre i battenti già oggi con l’ormai tradizionale preapertura. Un modo per ringraziare i veneziani che fino al 9 settembre vedranno la loro città invasa non più solo da turisti ma anche da orde di cinefili intenti ad accaparrarsi un posto in sala o l’autografo di George Clooney.

Lontani da tappeti rossi e flash di fotografi, gli abitanti della Laguna si daranno appuntamento questa sera alle 20,30 in Sala Darsena per la proiezione in prima mondiale di “Rosita”, classico datato ‘23 restaurato in 4K dal MoMa di New York con il supporto di The Film Foundation. Diretto da Ernst Lubitsch e interpretato dalla diva del cinema muto Mary Pickford (sì, quella che fondò la United Artists!) il film costituisce il degno antipasto per una rassegna ricca e variegata come non mai, a dispetto del “rimpicciolimento” evocato dal titolo, tradotto, del film d’apertura di domani sera, “Downsizing.

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Blood bags: l’horror torinese per le casalinghe dell’Arkansas

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Regista e protagonista di “Blood bags”

Il luogo è il Cineporto di via Cagliari dove ha sede la Film Commission Torino Piemonte. Il tempo è il 3 luglio 2017, alle 11, quando il cast ed il regista di “Blood bags” incontrano la stampa per celebrare la fine di cinque settimane di lavoro (due di preparazione e tre di riprese) tra Torino, Grugliasco e Carignano.
Al centro dell’attenzione, l’opera prima scritta e diretta da Emiliano Ranzani, un film dal basso budget (100mila euro) ma dalle grandi speranze: <<Si tratta di un horror indipendente con vocazione internazionale>>, chiosa Paolo Manera, direttore della Fctp che ha supportato questa opera prima che vanta, e le parole sono del presidente Paolo Damilano, <<una troupe interamente piemontese così come la regia e la società di produzione>>.

Già, perché dietro alla Grey Ladder Productions si nasconde in realtà una giovanissima società torinese: <<Blood Bags è la nostra prima produzione esecutiva di un lungometraggio – spiega Alessandro Regaldo, project manager – La scelta è caduta su questa pellicola per tre motivi: il primo è il regista, professionista radicato nel territorio attraverso un’infinità di videoclip, spot e corti e già noto a livello internazionale per i suoi lavori; il secondo è la natura del progetto, estremamente mirato nei contenuti e nel target; il terzo è la distribuzione certa all’estero dove il genere horror italiano è molto richiesto e lo dimostra anche il fatto che la Devilworks ci abbia detto di sì a scatola chiusa, ancor prima di iniziare le riprese>>.

<<Sgombriamo il campo da equivoci – dichiara subito il regista, che cela la testa rasata a zero (<<per motivi igienici, vista la polvere sul set>>) con un capellino nero a visiera – Blood Bags non è pensato né per le sale né specificatamente per l’Italia. L’idea è di rivolgersi al pubblico che, specie all’estero, ama i film di genere e di farlo attraverso l’homevideo e le piattaforme on demand>>. Quindi, sorridendo sornione, aggiunge: <<Mi piace pensare che con questo film, in cui Torino è protagonista almeno quanto la villa in cui si svolge l’azione, la città già ripresa da un maestro come Dario Argento sia promossa in tutto il mondo e che anche le casalinghe dell’Arkansas ne scoprano il fascino>>.

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I tre protagonisti di “Blood bags”: Turetta, Guyler e Cellini

Mire internazionali, cast altrettanto internazionale. Protagonista di “Blood bags”, quasi interamente girato in inglese, è infatti una talentuosa attrice britannica, Makenna Guyler: <<Un’interprete di incredibile talento e versatilità – continua il regista – L’ho scelta ricorrendo ad un’agenzia casting londinese, ma si è imposta tra le altre per la capacità di fingere un perfetto accento americano e di capire fino in fondo il suo ruolo: si è subito immedesimata nella parte con grande naturalezza e l’intesa sul set è stata immediata>>.

La Guyler, alla sua prima volta in Italia (<<Torino è meravigliosa e sul set mi sono sentita come in famiglia nonostante non parlassi italiano>>) interpreta un’americana a Torino, blogger la cui passione per la fotografia si rivela più pericolosa di quanto si possa pensare visto che sarà proprio la voglia di inquadrare scorci suggestivi a condurla in una villa infestata da una presenza ostile e pericolosa.

Ovviamente il resto della trama, visto che di thriller si tratta, è top secret e chi scrive può solo aggiungere che nella dimora, tanto splendida quanto claustrofobica (<<Sono i vantaggi dei film low budget – scherza Ranzani – poche location da sfruttare al massimo>>), la giovane incontrerà un bel ladro, interpretato dal talentuoso Emanuele Turetta.
Diplomato all’Accademia di Arte Drammatica “Paolo Grassi” di Milano e forte di ruoli teatrali che gli sono valsi il Premio Ubu 2016 Under-35, Turetta si dice entusiasta di questa sua prima prova cinematografica: <<Sarà per il clima respirato sul set, dove mi sono sentito coccolato e protetto, sarà per la pazienza del regista o per l’alchimia stabilitasi con Makenna, fatto sta che inizio a pensare che il cinema mi piaccia più del teatro!>>.

Completa il terzetto di interpreti principali Mario Cellini cui spetta il compito di dare corpo alla “cosa” che infesta la villa: <<Quattro, cinque ore di trucco tutti i giorni mi hanno fatto capire cosa significa soffrire per dar vita a un personaggio. È il terzo lungometraggio horror indipendente che interpreto ed è il mio personaggio più bello: mi ha ricordato il cinema horror anni ’80 e per un caratterista come me è stato esaltante >>.

Le riprese di “Blood bags” sono state realizzate attenendosi al Protocollo Green promosso da Edison: <<In collaborazione con Film Commission abbiamo ridotto l’impatto ambientale al massimo – spiega Davide Mela, coautore del film e produttore esecutivo: – Raccolta differenziata, consumi limitati, gruppo elettrogeno ad hoc e una convenzione con la SMAT ci hanno permesso lo svolgimento di un’attività lavorativa ecologicamente sostenibile>>.

Il film, la cui post-produzione proseguirà per tutto il 2017, sarà distribuito nel 2018 dalla Devilworks: <<C’è una dozzina di festival ai quali potrà prendere parte – chiosa il regista – ma non mi interessano i premi, mi interessa il tam tam mediatico che una vetrina simile può garantire ad un film di genere che vuole omaggiare l’horror cult italiano e riproporlo in chiave moderna>>.

I fratelli Vanzina a Torino per la loro “Caccia al tesoro”

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I vertici FCTP e FIP, parte del cast e Carlo Vanzina

Si intitola “Caccia al tesoro” ed è l’ultimo film dei fratelli Carlo ed Enrico Vanzina i quali, dopo aver iniziato le riprese il 29 maggio tra Napoli e Roma, hanno portato la troupe a Torino, terza tappa di un viaggio destinato a concludersi settimana prossima a Cannes.

L’incontro con la coppia d’oro del cinema italiano e con tutti gli attori (eccezion fatta per Serena Rossi il cui coinvolgimento si è esaurito in quel di Napoli) accade il 30 giugno, penultimo giorno delle riprese all’ombra della Mole.

<<Stiamo lavorando qui da lunedì, a dispetto del meteo che ci ha fatto perdere non poco temporisponde sornione Carlo, seduto con il fratello ad uno dei tavolini del Caffé San Carlo sito nell’omonima piazza (tristemente nota, ormai, per gli eventi del 3 giugno scorso) – Le location? Oltre a questo splendido scenario, Piazza Vittorio Veneto, il lungo Po, Palazzo Civico e il Parco del Valentino dove domani batteremo gli ultimi ciak>>.

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Carlo ed Enrico Vanzina seguono le prove di una scena

<<Abbiamo pensato a Torino sin dall’iniziosottolinea EnricoÈ qui che i protagonisti giungeranno per poter finalmente rubare parte del tesoro di San Gennaro che gli è sfuggita in quel di Napoli. Inutile dire che qualcosa andrà storto e i nostri dovranno proseguire il loro viaggio>>.

“I nostri” sono due coppie di ladri, quella formata dai professionisti del furto Christiane Filangieri e Max Tortora e quella, decisamente più raffazzonata, composta da Carlo Buccirosso (con il figlio interpretato dal piccolo “genio” – epiteto scelto sia da Enrico Vanzina sia da Max Tortora – Gennaro Guazzo) e Vincenzo Salemme che, di bianco vestito, aggiunge: <<Interpreto Domenico, un attore fallito che prepara un colpo ai danni del tesoro di San Gennaro per poter far operare il nipotino malato di cuore. L’idea del colpo nascerà da un equivoco di cui sarà vittima con Buccirosso… Il mio personaggio è molto elegante, un po’ alla Dudù di Nino Manfredi in “Operazione San Gennaro. Cinepanettone? Le etichette sono sempre pericolose, ma non credo lo sia perché fa ridere sì, ma ha una storia e una sostanza diverse dal classico film di Natale>>.

Dal canto suo, sorseggiando un caffé, Max Tortora sottolinea: <<Il mio personaggio mi piace molto perché mi consente di portare la romanità dentro la napoletanità. Inoltre questa è per me l’imperdibile occasione per assorbire come una spugna tutto il loro mestiere: è sorprendente, ad esempio, come i dialoghi scritti con sapienza dal maestro Enrico Vanzina vengano fuori in scena assolutamente naturali… Per me essere a Torino è un po’ come essere a casa e mi ricorda Luciano Rispoli che mi ha voluto bene e mi ha portato tanta fortuna: la mia prima ospitata è stata al suo Tappeto Volante >>.

La pellicola vuole essere una commedia all’italiana nella più pura accezione del termine, quella cioè che rimanda ai film con Totò, a “I soliti ignoti” ma anche a “Operazione San Gennaro”. E a Steno, papà di Carlo e di Enrico, che sottolinea il legame dei Vanzina con Torino: <<Per noi è un grandissimo piacere essere qui non solo per la sempre efficientissima Film Commission, ma anche perché siamo legati a questa città a livello familiare dai tempi di nostro nonno che sposò una donna di Arona. Papà, poi, aveva un debole per Torino dove girò un capolavoro purtroppo noto a pochi intitolato “Cinema di altri tempi”: credo che il suo leggendario modo di vedere Roma fosse molto influenzato da un occhio torinese, capace di guardare con simpatia ma anche con sano distacco la capitale>>.

“Caccia al tesoro” è prodotto da Medusa Film che lo distribuirà a partire da novembre 2017e, per le riprese torinesi, si è avvalso della fattiva collaborazione della Film Commission Torino Piemonte.

Cartoons on the Bay… a Torino!

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Un momento dell’inaugurazione (fonte: ufficio stampa Studio Punto E Virgola)

Suona divertente e un po’ strambo, forse “fuori luogo” (alla lettera), ma è proprio così: per la prima volta in oltre venti anni la rassegna cinematografica “Cartoons on the Bay” non è più sulla “baia”, ma sotto le Alpi, lascia la Campania e sbarca in Piemonte, a Torino.

Proprio oggi, infatti, è stato dato il via alla XXI edizione della manifestazione che vedrà arrivare in questi giorni nel capoluogo sabaudo ben mille operatori del settore, 531 opere, ospiti da 53 Paesi, 110 accrediti stampa e un folto pubblico di giovani e giovanissimi cui la manifestazione è idealmente dedicata.

“I dati straordinari con cui si apre l’edizione torinese di Cartoons on the Bay ci rendono orgogliosi – ha dichiarato oggi Antonella Parigi, assessore alla Cultura e al Turismo della Regione Piemonte – e soprattutto confermano quanto il nostro territorio abbia le caratteristiche per diventare un punto di riferimento a livello nazionale e internazionale nel settore dell’animazione. Un obiettivo che ci vede impegnati in prima linea, insieme a Film Commission Torino Piemonte e FIP Film Investimenti Piemonte, per valorizzare e far crescere gli operatori piemontesi, per il quale questa manifestazione rappresenta d’altronde una grande opportunità”.

A sua volta Paolo Tenna, AD di Fip, Film Investimenti Piemonte, ha sottolineato: “Cartoons on the Bay non è semplicemente una vetrina dell’esistente, ma soprattutto una manifestazione che genera opportunità per il territorio e che consente di valutare il comparto produttivo nel settore, forte di ben dodici aziende”.

L’elemento straordinario che accompagna la nuova collocazione del festival è l’aumento esponenziale degli operatori del settore accreditati: oltre 1000 a fronte dei circa 300 della precedente edizione, di cui il 25% italiani e il restante 75% internazionali, come sottolinea Gian Paolo Tagliavia, presidente di Rai Com, che organizza l’evento.

Roberto Genovesi, direttore artistico, attribuisce proprio alla nuova location questo risultato: ”La città di Torino rappresenta un ampio bacino, in grado di attirare e ospitare i numerosissimi appassionati, richiamati soprattutto dai tre grandi maestri giapponesi. Accanto all’aspetto artistico, considerando che il Giappone rappresenta un terzo del mercato mondiale, anche l’aspetto business con l’apertura di scambi con il mercato nipponico è un elemento di grande interesse. E poiché città ha una forte vocazione all’animazione – conclude – un panel è stato dedicato ai produttori locali.”

Già iniziato al Cinema Ambrosio, prosegue il programma scuole che coinvolge 1.200 bambini delle elementari e medie, con proiezioni in anteprima e spettacoli dal vivo. Sempre al Cinema Ambrosio, pomeriggio e sera lungometraggi in anteprima e opere in concorso, a ingresso gratuito, con prenotazione sul sito http://www.cartoonsbay.it

Oscar 2017: l’Italia vince con due make-up artist. Il film su OJ Simpson batte Fuocoammare

C’è un po’ di tricolore italico agli Oscar 2017.

Una pennellata di bianco rosso e verde che arriva con il piemontese Alessandro Bertolazzi, insignito dell’Academy Award per la categoria “trucco e parrucco” insieme Giorgio Gregorini e allo statunitense Christopher Allen Nelson. Il trio ha ottenuto il premio grazie al lavoro svolto dietro le quinte del variopinto cinefumettone Marvel “Suicide Squad”.

Ed è stato proprio Bertolazzi, che vanta una carriera trentennale con titoli cinematografici che vanno da “Malena” a “007 Skyfall” (impossibile non ricordare il “suo” sfigurato Javier Bardem) e successi televisivi come “Gomorra”, a dar vita ad uno dei momenti più “politici” della cerimonia svoltasi l’altro ieri. Giunto sul palco, ha detto: <<Voglio parlare, devo parlare: ho atteso cinquant’anni per poterlo fare, forse anche qualcosa in più>> e, dopo aver ringraziato tutti i suoi collaboratori e la moglie Giovanna, ha aggiunto: <<Sono un immigrato, vengo dall’Italia, lavoro in tutto il Mondo e questo premio è per tutti gli immigrati>>.

Per un Oscar italiano arrivato inaspettatamente, ce n’è un altro altrettanto inaspettatamente non pervenuto, quello per “Fuocoammare”: il documentario di Gianfranco Rosi si è visto preferire dai membri dell’Academy l’americano “O.J. – Made in America”, storia del caso giudiziario che vide protagonista O. J. Simpson.

D’altronde il regista italiano non è stato l’unico “beffato” in una notte degli Oscar che passerà alla storia più che per gli splendidi abiti dorati di molte star (prime fra tutte, Charlize Theron e Nicole Kidman) per la “gaffe della busta”, con tanto di inchiesta della Price Waterhouse Cooper, società incaricata del conteggio dei voti, volta a stabilire cosa non abbia funzionato a dovere nel corso della serata che, iniziata con una scatenata performance della popstar Justin Timberlake, si è conclusa all’insegna di un clamoroso errore di procedura i cui ignari protagonisti, Warren Beatty e Faye Dunaway (invitati per celebrare i 50 anni di “Bonnie & Clyde), hanno avuto l’ingrato compito di proclamare come miglior film La La Lande poi, nell’imbarazzo generale, passare la statuetta al vero vincitore, “Moonlight(che in tutto ne ha ottenute tre).

Una beffa nella beffa visto che, su ben quattordici nomination, “La La Land” ne ha viste concretizzarsi solo sei, compresa una statuetta per il regista Damien Chazelle e una per l’attrice protagonista Emma Stone. Niente da fare, invece, per il protagonista Ryan Gosling, battuto dall’ottimo Casey Affleck di “Manchester by the sea(due Oscar in tutto, come “Hacksaw Ridge” di Mel Gibson).

Ultima nota tricolore: tra una standing ovation a Shirley McLaine e una a Meryl Streep, è arrivato l’Oscar anche al corto d’animazione “Piper” del canadese Alan Barillaro che vanta papà calabrese e mamma abruzzese.