sanremo2016Il 66° Sanremo dei record

Anche la serata finale ha fatto il boom con un 52% di share e oltre 11milioni di spettatori incollati al teleschermo per vedere chi l’avrebbe spuntata tra gli ultimi 16 big in gara. Per la cronaca, i vincitori sono stati gli Stadio, già vittoriosi nella serata delle cover, ma il vero vincitore è Carlo Conti che – complici una bella e spigliata Madalina Ghenea, un impacciato ma acchiappa-ascolti Gabriel Garko e una straordinaria Virginia Raffaele – ha saputo confezionare un Festival pop come non mai, un “mosaico” ricco di tessere, magari anche dissonanti tra loro ma certamente in grado di interessare tutti, anche la vastissima platea giovane (o quasi) che per cinque giorni ha forsennatamente riempito Twitter di commenti e considerazioni su quanto avveniva sulla prima rete Rai.

La prima tessera era costituita dagli ospiti: dal 9 al 13 febbraio si è andati dall’étoile Roberto Bolle (eccezionale anche nel ballare “La notte vola” con Virginia Raffaele) alla star hollywoodiana Nicole Kidman (da sfruttare meglio: peccato che le domande di Conti fossero così banali), dai fenomeni musicali del momento (Ellie Goulding, Maitre Gims, Lost Frequencies & Co.) ad un entusiasmante Ezio Bosso. Per non parlare delle star nostrane chiamate ad una sorta di autocelebrazione:  Laura Pausini, Eros Ramazzotti, i Pooh, Elisa e Renato Zero.

Meno forte la parte comica: Aldo, Giovanni e Giacomo hanno deluso così come Enrico Brignano, meglio Nino Frassica. Le vere risate, di gusto, sono arrivate quasi alla chetichella, a sorpresa con il duo Pino&GliAnticorpi: giunti in punta di piedi sul palco, Stefano e Michele Manca hanno divertito con ironia e sagacia, peccato siano stati quasi snobbati dai media.

Anche sul fronte gara ce n’era per tutti i gusti: dai giovanissimi dei talent alle vecchie glorie, passando per il rap e i sempre originali Elio e Le Storie Tese. Da registrare il primo piano fornito ai Giovani che hanno vantato due presenze eccezionali che, al tempo in cui si accedeva dalle “Nuove Proposte” si accedeva direttamente al concorso principale, avrebbero potuto sbaragliare i campioni: Francesco Gabbani (vincitore, con “Amen”, della categoria nonché Premio Mia Martini) e Ermal Meta (“Odio le favole”).

Impegnato per il secondo anno consecutivo nella duplice veste di “conduttore d’intrattenimento” e di direttore artistico, Carlo Conti ha pienamente realizzato il suo intento: “mettere tutta la famiglia davanti al televisore”. I dati lo dimostrano e ora non resta che attendere un altro anno per vedere cosa si inventerà il direttore artistico per la sua ultima (ma lo sarà davvero?) edizione di Festival.

A margine, va ricordato l’unico incidente di percorso di una rassegna altrimenti perfetta: il voto fallato da un problema tecnico per il duello Gabbani / Miele. Una gaffe che ha comunque portato ottima visibilità alla giovane esclusa dalla finale. Altri scandali o polemiche avrebbero potuto esserci, ma il Festival di Conti è un po’ come il Governo Renzi: le cose così così passano un po’ in cavalleria, così come le accuse di scopiazzature (fatte in sordina al testo di Noemi e alla musica di Alessio Bernabei) o di aver reso il festival un mega-spot per la stepchild adoption tra crocchie arcobaleno e appelli alla famiglia.

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