Camilla Filippi: dagli spot all’arte visiva, ecco la Cristina di “Tutto può succedere”

Da oggi tornerà protagonista su Rai Uno di “Tutto può succedere ”, la fiction giunta alla terza stagione in cui interpreta Cristina Ferraro, moglie e madre di tre figli. Anche nella realtà Camilla Filippi è moglie (del regista Lucio Pellegrino) e madre: “Non sarei mai riuscita a fare bene Cristina se non lo fossi nella vita. Per essere credibile in un ruolo simile devi possedere automatismi che acquisisci solo da genitore: gesti ed attenzioni che una mamma fa in maniera inconsapevole

Ma ci sono differenze fra Cristina e Camilla?

“Sì: Cristina è una madre ansiosa, io sono più isterica, rompiscatole e consapevole che per ogni figlio la madre degli altri è sempre meglio della propria. Tre aggettivi per definirmi come madre? Severa, ma aperta e supportiva”

E quali aggettivi userebbe per descriversi come moglie?

Scostante, travolgente, ingombrante

Caratteristiche che a suo marito devono piacere visto il connubio quasi ventennale, ma come va con Pietro Sermonti, suo marito per fiction?

“Con Pietro abbiamo un’alchimia che va al di là della nostra stessa volontà. Per noi è semplice stare insieme in scena, siamo complementari ed in perenne ascolto l’uno dell’altro. Un marito perfetto”

Continuiamo il gioco degli aggettivi: tre per definirsi come attrice.

“Creativa, pignola, spericolata. Amo sperimentare, rischiare, pure sbagliando. In Italia non è facile: spesso le donne sono chiamate a fare loro stesse mentre ai maschi si chiede di più. Ho avuto la fortuna di incontrare registi illuminati come Stefano Lodovichi che per il suo “In fondo al bosco” mi ha trasformata completamente, ma più spesso ho dovuto insistere io nel proporre cambiamenti al personaggio”

E come donna?

“Orgogliosa, politicamente impegnata, consapevole. Mi sta molto a cuore tutto ciò che ha a che fare con il femminile e credo fermamente che chi ha un ruolo pubblico abbia il dovere morale di dare messaggi positivi”

Come?

“Anche attraverso i social: non si può far finta che non esistano, ma si può cercare di usarli in modo intelligente. Su Instagram ho due account. In quello personale su 87mila follower ben il 77% è costituito da donne: ne sono felice, perché per me è un mezzo per veicolare valori importanti come il rispetto per noi stesse al di fuori dagli stereotipi che ci vogliono eternamente giovani e ammiccanti. Sono vanitosa anch’io, ma cerco di essere onesta: detesto le boccucce e le immagini talmente ritoccate da renderti irriconoscibile. Non ho paura di avere 39 anni e un corpo modificato dalle gravidanze”

E poi c’è Camilla Psychedelic Breakfast

“Sì, raccoglie duecento autoscatti con cui ho voluto rappresentare il mio umore al momento del caffè mattutino: sono diventate oggetto di mostra per il Festival dei Due Mondi di Spoleto e a Brescia. Non è un secondo lavoro: voglio che resti una valvola di sfogo, una bolla creativa. Mi sono data regole precise, come quella di lavorare solo con ciò che avevo in casa, eccezion fatta per le parrucche che acquisto ma solo se costano meno di 20 euro”

Ha esordito prestissimo. Come?

“Ho scoperto la mia passione alle medie grazie ad un corso di teatro. All’epoca non era facile: non c’era Google! Io sfogliavo le pagine bianche, cercavo contatti, chiesi a mia madre di accompagnarmi alla Benetton,… Per fare l’attrice, prima negli spot e poi in tv e cinema, ho dovuto lasciare giovanissima la mia Brescia: non ha la vocazione cinefila di Torino!”

Torino?

“Ci ho lavorato spesso: l’ultima volta per “Non uccidere”. È l’unica altra città, dopo Roma, dove vivrei perché è la culla del cinema italiano e ha il Salone del Libro, che adoro”

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Il CSC da Torino a Londra a… Los Angeles?

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Un fotogramma di “Polvere sottile”

Dal Po al Tamigi, ecco l’ultimo salto compiuto dal Centro Sperimentale di Cinematografia torinese la cui fama travalica i confini del Piemonte e dell’Italia per giungere in Inghilterra e, chissà, se tutto andrà bene, magari negli States.
La prestigiosa British Academy of Film and Television Arts ha appena annunciato, infatti, che nel novero dei venti cortometraggi selezionati per la categoria “Student Film Award” – tra 469 opere audiovisive provenienti dalle migliori scuole di cinema di trentacinque Paesi – ci sono ben tre italiani di cui due realizzati all’ombra della Mole come corti di diploma nella sessione 2017.

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“New neighbours”

Nello specifico, i due papabili al titolo sono “Polvere sottile” di Alessandra Boatto, Gloria Cianci e Sofia Zanonato e “New Neighbours” di Sara Burgio, Andrea Mannino e Giacomo Rinaldi. Il primo, a colori, propone una poetica riflessione sulle estreme conseguenze dell’inquinamento da polveri sottili; il secondo, in bianco e nero, è il fresco vincitore a “Cartoons on the Bay” 2018 del premio Giuseppe Laganà e descrive, con ironia e sagacia, il rapporto tra etnie diverse narrando i pregiudizi (e le conseguenti vicissitudini) di una famiglia media americana alle prese con vicini di casa stranieri.

<<La selezione di due nostre produzioni in short list internazionale per il BAFTA conferma ancora una volta l’alta qualità del corso triennale in animazione della Scuola Nazionale di Cinema – ha dichiarato con comprensibile orgoglio Bartolomeo Corsini, Direttore dal dicembre 2017 della sede Piemonte del Csc – Lasciamo che siano i risultati a testimoniare l’impegno e il lavoro che stiamo portando avanti; sicuramente affrontare una sfida e risultare tra i primi ci spinge a migliorare ancora>>.

Se tutto andasse come sperato, una volta superate le successive selezioni, le produzioni animate “Made in Torino” sbarcherebbero a Los Angeles come parte della cinquina scelta per la finale che si terrà il 29 giugno prossimo al Theatre at Ace Hotel.

Nel frattempo, il Centro Sperimentale di Cinematografia ha già predisposto il bando per il prossimo triennio (consultabile al sito www.fondazionecsc.it ed attivo da oggi al 18 settembre per venti posti disponibili) e ha calendarizzato, il 22 giugno al Cinema Massimo, la tradizionale cerimonia di consegna dei diplomi 2015-2018. E chissà che anche quest’anno le produzioni realizzate a coronamento di un percorso all’insegna dell’impegno e della creatività non manchino di affascinare oltremanica i critici del Bafta!

 

Il “Giuseppe Laganà” agli ex allievi del CSC di Torino

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In foto: la premiazione

Per il terzo anno consecutivo il premio “Giuseppe Laganà” onora il Centro Sperimentale di Cinematografia di Torino e lo fa proprio nel capoluogo sabaudo durante l’edizione 2018 di Cartoons On The Bay.

Attribuito da Cartoon Italia, associazione dei produttori italiani di animazione, e da Asifa Italia, associazione degli autori di categoria, il prestigioso riconoscimento è nato nel 2016 in memoria dello scomparso Giuseppe Laganà e da allora viene assegnato ad un cortometraggio animato prodotto all’ombra della Mole dal CSC.

Questa volta, ad essere premiato il 12 aprile scorso è stato ” New Neighbours“, corto realizzato come saggio di diploma da Sara Burgio, Andrea Mannino e Giacomo Rinaldi.

Chissà se i futuri diplomandi – la cerimonia 2018 si terrà il 22 giugno prossimo al Cinema Massimo – porteranno il CSC al poker.

Un aiuto per l’animazione targato Fctp

Sono stati presentati a Torino nell’ambito dell’edizione 2018 di “Cartoons On The Bay” i fondi di garanzia per produzioni di animazione voluti da Film Commission Torino Piemonte e dall’Assessorato Regionale a Cultura e Turismo

Finpiemonte S.p.A. intende promuovere e supportare il settore del cinema di animazione mediante uno strumento che offre alle piccole (e piccolissime) imprese che operano nel settore la possibilità di ottenere una fideiussione a garanzia di un contratto di co-produzione o pre-acquisto per la realizzazione di un prodotto cinematografico di animazione con un’emittente televisiva. La fideiussione emessa da Finpiemonte copre un importo fino al 20% del valore complessivo dell’apporto (in caso di co-produzione) o del corrispettivo (in caso di pre-acquisto) riconosciuto dall’emittente televisiva in favore dei beneficiari fino ad un massimo di 400.000 Euro.

Al fondo sono state destinate risorse per un totale di 1,5 milioni di Euro nell’ipotesi di sostenere 7/8 produzioni in due anniLe domande potranno essere presentate a partire dal 02/05/2018. La procedura di presentazione delle domande è a sportello.

Ulteriori informazioni sul sito di Film Commission ovvero www.fctp.it

The girlfriend experience: povera peccatrice!

20180408_193740Premessa: il titolo si riferisce al servizio che alcune squillo offrono ai loro clienti e che include, oltre alla prestazione sessuale, anche l’illusione di avere una ragazza tutta per sé, una con cui poter parlare, uscire, trascorrere un weekend.

Seconda premessa: la tv USA ha ormai da anni sdoganato il soft-core infilando scene ed inquadrature più o meno esplicite un po’ ovunque: dal peplum (Roma, Spartacus) al fantasy (Il trono di spade), ogni scusa è buona per mostrare seni, culi e sequenze osè.

Detto questo, “The girlfriend experience” – in chiaro sul neonato canale 20 – vanta la novità di essere una serie meno ipocrita di certe fiction destinate al pubblico maschile e più esplicita di tante pensate per il pubblico femminile: sin dal titolo si capisce che qui si parla di prostituzione d’alto bordo ed uno o due orgasmi ad episodio non si negano a nessuno a prescindere dalla trama di puntata. Inoltre l’intreccio tocca temi che spaziano dall’alta finanza alla spionaggio industriale (settore brevetti) e la protagonista è morbosamente spiazzante perché incarna perfettamente il prototipo della ragazza normale, la classica “acqua cheta” che però nasconde un animo… “volpino”, come direbbe Machiavelli. Non a caso oltreoceano la serie è stata applaudita dalla critica e ha riscosso un certo successo di pubblico.

Tutto ok, quindi?
No, perché, giunta negli States alla seconda stagione, “The girlfriend experience” non rinuncia nei fatti a proporre una tesi un po’ troppo incoerente (o puritana) per poter piacere davvero.
Se è vero, infatti, che la protagonista si presenta come una ninfomane asociale che disdegna le relazioni interpersonali e che – disinibita al punto giusto da non negarsi né ad incontri occasionali né ad amplessi con uomini di una certa età – decide di fare di questa sua predisposizione una professione eccezionalmente remunerativa, è altrettanto vero che la stessa si ritrova, nell’ordine: ricattata dai legittimi eredi di un cliente deceduto i quali le impediscono di impossessarsi di un cospicuo lascito; perseguitata da un altro cliente prontamente trasformatosi in stalker; cyberbullizzata dallo stesso e quindi sottoposta a mobbing dai colleghi di ufficio che hanno avuto occasione di vederla all’opera in un video pervenuto via email e, come se non bastasse, ammonita dai prof della Facoltà di Legge perché, con le sue assenze, rischia di compromettere il suo iter universitario.
Insomma, sembra quasi che si voglia dimostrare che una donna in grado di usare senza remore il proprio corpo e le pulsioni sue e di certi maschi debba per forza fare una brutta fine. La peccatrice va punita.

Attendo sviluppi che smentiscano questa mia impressione confidando nel finale di stagione che, mi dicono, sarà spiazzante. Vedremo.