Non mentire, su Canale5 il “Liar” all’italiana

NM

Alessandro Preziosi e Greta Scarano, protagonisti di “Non mentire” (foto Mediaset)

Sgombriamo il campo da equivoci: se lo spunto di “Non mentire” vi sa di già sentito, sappiate che lo è. La fiction proposta da Canale 5 per tre domeniche a partire dal 17 febbraio è infatti il rifacimento (o, se preferite l’inglese, il remake) di “Liar”, serie tv anglo-statunitense la cui unica stagione fu trasmessa in Italia lo scorso anno sul Canale 9.

Detto questo, “Non mentire” farà ben più alti ascolti di “Liar” e la ragione è lo straordinario mix di ingredienti capaci di attirare i più raffinati buongustai televisivi.

Prima di tutto, c’è il cast capeggiato dai protagonisti Alessandro Preziosi (un nome, una garanzia) e Greta Scarano: lui eredita il ruolo dello sbiadito Ioann Gruffudd (era il Mr Fantastic nella saga cinematografica de “I fantastici quattro”), lei quello della britannica Joanne Froggatt.
Poi ci sono la regia a cura di Gianluca Tavarelli e la produzione della Indigo Film.
Infine c’è Torino: magica e suggestiva come non mai, enigmatica quanto basta per costituire lo sfondo ideale di una vicenda intricata ed inquietante come poche in cui verità e menzogna sembrano passeggiare languidamente a braccetto tra i viali alberati, le nobili piazze e gli eleganti caffè all’ombra della Mole Antonelliana.

Come riportato nel comunicato ufficiale Mediaset, la storia, per chi non la conoscesse, è la seguente:

Laura (Greta Scarano), amata insegnante di un liceo di Torino, ha appena concluso la sua relazione con Tommaso (Matteo Martari), quando Andrea (Alessandro Preziosi), padre di uno dei suoi studenti, le chiede di uscire. Andrea è affascinante, simpatico, uno stimato chirurgo e, come le dice la sorella Caterina (Fiorenza Pieri), sua collega in ospedale, è uno degli uomini più ambiti. La serata tra i due scorre in modo piacevole, tra loro c’è complicità e attrazione. Sembrerebbe un appuntamento perfetto eppure, Laura e Andrea non immaginano quanto questo incontro cambierà le loro vite e le terribili conseguenze che avrà sulle loro famiglie e sulle rispettive cerchie di amici, colleghi e conoscenti.

La mattina dopo, infatti, se Andrea rivela sorridente al suo amico Nicola (Simone Colombari) che spera di rivedere presto Laura, lei si risveglia confusa, frastornata e con uno sguardo perso nel vuoto. Visibilmente stordita e in stato di shock, la donna confessa alla sorella di essere stata violentata. Poco dopo denuncia Andrea per stupro. Non ci sono prove, solo le due testimonianze a confronto. Andrea non nega la relazione della notte precedente ma afferma con insistenza che è stato un rapporto consensuale. Entrambi sembrano sconvolti e in buona fede. Spetta alla polizia scoprire la verità. A condurre le indagini due poliziotti, Roberto (Duccio Camerini) e Vanessa (Claudia Potenza) che cercheranno di venire a capo di quella che sembra un’accusa senza prove”

“Ho fortemente voluto fare questa serie perché mi sembrava che fosse “necessaria” – ha dichiarato il regista Tavarelli – Necessaria perché parla di donne, donne che oggi, purtroppo, sono spesso al centro della cronaca e perché parla di come sia labile il confine tra verità e menzogna, di come sia facile, attraverso i mezzi che la tecnologia ci mette a disposizione, raccontare storie, generare notizie che immediatamente vengono date per vere, per certe, indipendentemente dal fatto che lo siano o meno e di come quelle storie, postate in un attimo, magari senza pensarci, ti inseguano poi per sempre senza poterle più eliminare o rettificare. Uno dei temi della serie, è infatti la menzogna nelle sue più varie sfaccettature. La forza della serie sta proprio nell’equilibrio del racconto, nello stare sempre a metà ed equidistanti da entrambe le parti. Questo equilibrio, questa partita a due, diventa uno straordinario esercizio attoriale ed è per questo che nella realizzazione di “Non mentire” uno degli elementi cruciali è stato la scelta degli attori. L’intensità della storia, la complessità emotiva di alcune scene e la verità che da queste doveva trasparire richiedevano un parterre di interpreti che fossero assolutamente perfetti, calati nei loro ruoli in maniera totale. Un altro ingrediente fondamentale nella preparazione di questo thriller è stato la scelta degli ambienti e della città in cui collocare la nostra storia. In un giallo le scenografie, le case, le vie, le piazze e i posti dove si consumano le azioni dei protagonisti sono determinanti ancor più che in altre storie. Torino è la città che abbiamo scelto. Una città contemporanea, mitteleuropea, dalle dimensioni giuste per rendere credibili i vari passaggi della vicenda. Inoltre la città, in quel miscuglio di passato e presente, di vecchi quartieri popolari che stanno cambiando volto diventando nuove zone trendy, quei baretti di periferia a contrasto con i locali ipertecnologici del centro, ha dato sapore e personalità alla storia”

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Il Lovers Film Festival si prepara…

LogoSi terrà dal 24 al 28 aprile 2019, sempre a Torino presso la Multisala Cinema Massimo del Museo Nazionale del Cinema, il Lovers Film Festival, il più antico festival sui temi LGBTQI (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer e intersessuali) d’Europa e terzo nel mondo.

Diretto da Irene Dionisio con la consulenza artistica di Giovanni Minerba, il festival di quest’anno avrà come madrina l’attrice Alba Rohrwacher e come presidente di giuria il regista Yann Gonzalez

Prima del “ciak” d’inizio, è prevista una marcia di avvicinamento alla rassegna di aprile che nell’immediato offrirà al pubblico la proiezione – il 15 febbraio alle 20.30 presso la Sala2 dell’Ambrosio Cinecafè – di “Mamma + Mamma” di Karole Di Tommaso: film che narra in modo poetico ma attuale il desiderio di maternità di due ragazze, Karole e Ali. “Come Festival riteniamo giusto sostenere Mamma + Mamma che narra una vicenda personale di scottante attualità”: con queste parole il fondatore del festival Giovanni Minerba ha motivato la scelta della pellicola che presenterà con la regista il venerdì sera.

 

“Non mi somiglia per niente”: Andrea Bosca racconta il suo Jonas de “La porta rossa”

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Andrea Bosca (fonte: Factory4)

Tornerà domani su Rai Due “La porta rossa” e con essa torneranno i personaggi e le vicende – tra il thriller, l’action, il crime e il mystery – che hanno reso la serie interpretata da Lino Guanciale e Gabriella Pession un piccolo cult, soprattutto tra gli under-50.

Tante le novità di questo secondo capitolo, tante soprattutto per uno dei personaggi, il misterioso Jonas interpretato dall’attore Andrea Bosca .

Gli spettatori ti avevano lasciato in un letto d’ospedale, scoprendo che non eri il fantasma di un defunto, come Cagliostro, ma di un uomo in coma…

“… che ora si risveglia! Il mio personaggio vive un cambiamento notevole: invecchiato di trent’anni, ha solo voglia di farla pagare a chi gli ha tolto tutto. In questo secondo capitolo Jonas è una specie di vendicatore, un personaggio pieno di difficoltà, in qualche modo intrappolato completamente nel passato ed in grado di interfacciarsi nel presente solo attraverso Cagliostro”

Andrea somiglia a Jonas?

“Per niente: sono una persona solare e positiva. Per diventare Jonas ho dovuto fare tanti ‘passaggi di cuore’ lavorando molto sulla privazione, sulla perdita. Le tre ore di trucco più una di strucco con Marco Altieri e Luca Pompozzi, oltre ad aver rappresentato una sfida per una serie italiana, sono state utili anche per aiutarmi ad entrare nel ruolo”

E ti piace essere Jonas?

“Molto. È un personaggio raro, che lascia il segno. Nel suo essere “attaccato” al passato è simile a tanti”

Ma Andrea pensa sia meglio lasciarsi il passato alle spalle?

“Assolutamente sì, per istinto di sopravvivenza e per migliorarsi come esseri umani”

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Andrea Bosca (fonte: Factory4)

Come definiresti il ritorno sul set triestino?

“Un piacere: di rientrare in una squadra che sa di famiglia e di viversi Trieste, protagonista della serie almeno quanto Jonas, Cagliostro, Anna. Un set naturale dove per sei mesi abbiamo girato sempre di notte, come vampiri. Nella prima stagione giravo sempre al tramonto, in questa sempre di notte e poi verso l’alba. Il regista Carmine Elia e la sua troupe sono stati in grado di lavorare imponendosi orari assurdi pur di poter cogliere il momento, la luce giusta. Per me la convocazione era alle 17 per poter essere sul set verso le 20. Ho avuto il jet lag per tutto il primo mese: non riuscivo ad andare a dormire prima delle 3!”

Come descriveresti la serie a chi non la conosce?

“Una serie poliziesca in cui convivono vivi e morti. Però voglio sottolineare che la seconda stagione può essere vista anche dai neofiti perché, attraverso opportuni accorgimenti, il telespettatore sarà guidato nello sviluppo della trama. E poi, in fondo, “La porta rossa” più che una storia è un concetto, rappresenta un viaggio emotivo sulle dinamiche umane”

Come nacque il tuo coinvolgimento nella serie?

“Con Carmine ci conosciamo dai tempi de “La dama velata”. Quando mi ha proposto questa serie, ho subito pensato che Jonas potesse essere la sfida giusta e lui ne è stato contento. Per immedesimarmi meglio, mi ero costruito un probabile background del personaggio: la sua evoluzione è sorprendente, il suo sviluppo fortissimo”

Progetti?

“Attualmente sto girando a Milano una serie per Mediaset che si intitola “Made in Italy” e racconta il mondo della Moda italiana negli anni Settanta. Lavoro con una coppia di registi, Luca Lucini e Ago Panini, che formano un bellissimo tandem e sul set imparo sempre qualcosa di nuovo insieme a Margherita Buy e a Greta Ferro, al suo debutto”

Definisci il tuo lavoro d’attore

“Per me è un mettersi a nudo, poter trasmettere qualcosa di vero indossando una maschera. Il personaggio ti consente di esplorare sentimenti che non hai mai provato e, come nel caso di Jonas, che non vorresti mai provare. Questo tuo esporti fa sì che sul set si creino rapporti ed amicizie profondi”

Come quella fraterna con Lino Guanciale

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Lino Guanciale (foto Ufficio Stampa Rai)

“Sì, è un uomo generoso, instancabile, di cuore”

Lino è stato di recente a Torino, a teatro, con “Ragazzi di vita”: mai pensato di lavorare insieme anche sul palcoscenico?

“Ne abbiamo parlato. Ci stiamo riflettendo concretamente”

Oltreoceano come va?

“La terza stagione di “Quantico” ormai è archiviata, ma lavorare in America mi è piaciuto: è un mare magnum in cui mi piacerebbe nuotare ancora”

È lì che ti chiamano #italianblueeyes?

“Sì. Sono stati i fan della serie in cui interpreto il fidanzato italiano di Priyanka Chopra (Miss Mondo 2000, n.d.r.)”

Lasceresti l’Italia per gli States?

“Mai. È bello vederla ora che si sta risollevando a livello narrativo: c’è un bel fermento!”

E a Torino? Prevedi di tornare?

“Ci vengo sempre volentieri, ho bei ricordi legati allo Stabile con cui vorrei tornare a lavorare. A marzo verrò sicuramente per presentare un cortometraggio girato ad Asti che è intitolato “La ricetta della mamma” ed è tratto da un’opera di Giorgio Faletti. Con Giulio Berruti do vita ad una trama dai risvolti tragicomici”

Un’ultima domanda: cinema, teatro e tv a parte, sei molto impegnato nel sociale.

“Sì, con Every Child Is My Child, una onlus costituita da artisti e cittadini italiani presieduta da Anna Foglietta. È nata per reagire alle immagini terribili dei bambini siriani e del loro destino. Comunichiamo le emergenze umanitarie fungendo da megafono per segnalare problemi che sentiamo vicini e realizziamo progetti raccogliendo fondi per destinarli a progetti che vagliamo noi stessi. Uno di questi è la “plaster school” per i bambini siriani sul confine turco: forniamo cibo, assistenza, un posto dove stare e studiare. “Le parole da dire” rappresenta una mission nella mission: incontrare i ragazzi e affrontare con loro temi di cui si parla sempre troppo poco. La Siria è un’emergenza mondiale, ma ora vogliamo anche fare delle attività in Italia. Siamo tanti, siamo diversi ma l’idea di aiutare i bambini ci ha messo tutti d’accordo. In fondo abbiamo la fortuna di fare il mestiere che volevamo e vorremmo solo restituire un po’ di questo bene”

La Porta Rossa, dal 13/2 il debutto della nuova stagione

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Gabriella Pession e Lino Guanciale (fonte: ufficio stampa Rai)

L’attesa è finita: dopodomani alle 21.20 su Rai Due debutterà la seconda stagione di “La Porta Rossa”. La fiction, unica nel suo genere in Italia, due anni fa conquistò oltre 3milioni di telespettatori grazie al suo mix vincente di crime, mystery, action e thriller. La nuova stagione (e già si parla di una possibile terza) consta di dodici episodi nuovi di zecca che saranno trasmessi in sei serate.

Coprodotta da Rai FictionVelafilm in associazione con Garbo Produzioni, “La porta rossa 2” vede tornare alla regia Carmine Elia e davanti alla macchina da presa Lino Guanciale (Leonardo Cagliostro) e Gabriella Pession (la sua vedova, Anna) affiancati, tra gli altri, da Ettore Bassi ed Andrea Bosca.

A livello di trama, dopo aver scoperto nella prima stagione l’identità del proprio assassino ed aver salvato sua moglie, Cagliostro non oltrepasserà il confine tra i vivi ed i morti. Tutta colpa di Jonas (Bosca) il quale – lo si era scoperto nell’ultimo episodio della serie precedente – non è mero fantasma di un defunto, ma emanazione spirituale di un uomo in coma da trent’anni. Qual è il legame con Cagliostro? Perché Jonas riesce a parlare solo con lui? Contro chi vuole vendicarsi?

“Nella serie la morte non è raccontata come un momento di chiusura – hanno dichiarato gli autori Carlo Lucarelli e Giampiero Rigosi – ma come un’occasione di riflessione e di cambiamento”.

“La trama dimostra come la vita di questo fantasma sia gravida di un destino ricco e imperscrutabile – ha dichiarato il direttore di Rai Fiction Eleonora Andreatta – Cagliostro rappresenta uno dei personaggi più affascinanti della nostra serialità. Quello che egli può vedere e gli altri no sono gli uomini nella loro solitudine, nel loro lato più nascosto e talvolta inconfessabile, nelle loro debolezze”

Gulp! Goal! Ciak!

image003.jpgDa oggi al 20 maggio 2019 Torino ospita “Gulp! Goal! Ciak“, mostra doppia che vede impegnata una inedita coppia, quella formata dal Museo Nazionale del Cinema  e dallo Juventus Museum. Una sinergia nuova, quindi, un connubio teso a raccontare la magia del cinema e la passione per lo sport attraverso i fumetti. A curare il tutto, Luca Raffaelli, uno dei massimi esperti italiani nel campo dei comics.

Per godersi i due percorsi espositivi, il visitatore dovrà quindi munirsi di biglietto unico al costo di 20 euro e recarsi sia all’ombra della Mole sia allo Stadio delle Alpi : “Quel tempo che il calcio giocato e il cinema impongono al tifoso e allo spettatore – ha dichiarato in conferenza stampa Raffaelli – nel fumetto è a nostra completa disposizione: sulla pagina possiamo vivere le nostre emozioni per tutto il tempo che vogliamo”. Emozioni che Raffaelli si ripromette di far vivere agli spettatori seguendo due distinti filoni.

La mostra GULP! GOAL! CIAK! CALCIO E FUMETTI allo Juventus Stadium offrirà una panoramica del rapporto tra calcio e fumetto attraverso materiali multimediali: “Per il nostro museo, tra i primi cinquanta più visitati d’Italia – ha spiegato Paolo Garimberti, Presidente dello Juventus Museum –  questa mostra, che rappresenta il consolidamento di un dialogo con le altre istituzioni cittadine, mette in luce la funzione espressiva e comunicativa di una forma di racconto, come quella dei fumetti e dei cartoni animati, il cui fascino rimane inalterato, proprio come quello del calcio”.

GULP! GOAL! CIAK! CINEMA E FUMETTI, allestita lungo le pareti della rampa elicoidale nell’Aula del Tempio del MNC, evidenzierà invece la potenza espressiva dei fumetti grazie all’esposizione di tavole originali, all’allestimento di proiezioni e alla presenza di postazioni interattive.
“Il cinema e il fumetto, proprio come il calcio, nascono insieme alla fine dell’Ottocento –
ha sottolineato ieri Sergio Toffetti, Presidente del Museo Nazionale del Cinema – Sono le nuove forme d’arte delle grandi masse urbane, cui anche il calcio si rivolge, e condividono un linguaggio comune articolato in “sequenze montate”, cui, per spingere avanti il parallelismo, potremmo forse far corrispondere le “azioni” del football. Gioco di specchi tra lo sport più bello del mondo, le immagini “bigger than life” e le letture che dalla prima infanzia accompagnano tutta la nostra vita? È proprio con questo spirito che nasce Gulp! Goal! Ciak!: far giocare i visitatori con i tre più grandi linguaggi
della modernità: calcio, cinema e fumetto. E al tempo stesso costruire un ponte tra due dei più popolari musei italiani”.