Il CSC da Torino a Londra a… Los Angeles?

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Un fotogramma di “Polvere sottile”

Dal Po al Tamigi, ecco l’ultimo salto compiuto dal Centro Sperimentale di Cinematografia torinese la cui fama travalica i confini del Piemonte e dell’Italia per giungere in Inghilterra e, chissà, se tutto andrà bene, magari negli States.
La prestigiosa British Academy of Film and Television Arts ha appena annunciato, infatti, che nel novero dei venti cortometraggi selezionati per la categoria “Student Film Award” – tra 469 opere audiovisive provenienti dalle migliori scuole di cinema di trentacinque Paesi – ci sono ben tre italiani di cui due realizzati all’ombra della Mole come corti di diploma nella sessione 2017.

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“New neighbours”

Nello specifico, i due papabili al titolo sono “Polvere sottile” di Alessandra Boatto, Gloria Cianci e Sofia Zanonato e “New Neighbours” di Sara Burgio, Andrea Mannino e Giacomo Rinaldi. Il primo, a colori, propone una poetica riflessione sulle estreme conseguenze dell’inquinamento da polveri sottili; il secondo, in bianco e nero, è il fresco vincitore a “Cartoons on the Bay” 2018 del premio Giuseppe Laganà e descrive, con ironia e sagacia, il rapporto tra etnie diverse narrando i pregiudizi (e le conseguenti vicissitudini) di una famiglia media americana alle prese con vicini di casa stranieri.

<<La selezione di due nostre produzioni in short list internazionale per il BAFTA conferma ancora una volta l’alta qualità del corso triennale in animazione della Scuola Nazionale di Cinema – ha dichiarato con comprensibile orgoglio Bartolomeo Corsini, Direttore dal dicembre 2017 della sede Piemonte del Csc – Lasciamo che siano i risultati a testimoniare l’impegno e il lavoro che stiamo portando avanti; sicuramente affrontare una sfida e risultare tra i primi ci spinge a migliorare ancora>>.

Se tutto andasse come sperato, una volta superate le successive selezioni, le produzioni animate “Made in Torino” sbarcherebbero a Los Angeles come parte della cinquina scelta per la finale che si terrà il 29 giugno prossimo al Theatre at Ace Hotel.

Nel frattempo, il Centro Sperimentale di Cinematografia ha già predisposto il bando per il prossimo triennio (consultabile al sito www.fondazionecsc.it ed attivo da oggi al 18 settembre per venti posti disponibili) e ha calendarizzato, il 22 giugno al Cinema Massimo, la tradizionale cerimonia di consegna dei diplomi 2015-2018. E chissà che anche quest’anno le produzioni realizzate a coronamento di un percorso all’insegna dell’impegno e della creatività non manchino di affascinare oltremanica i critici del Bafta!

 

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Il “Giuseppe Laganà” agli ex allievi del CSC di Torino

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In foto: la premiazione

Per il terzo anno consecutivo il premio “Giuseppe Laganà” onora il Centro Sperimentale di Cinematografia di Torino e lo fa proprio nel capoluogo sabaudo durante l’edizione 2018 di Cartoons On The Bay.

Attribuito da Cartoon Italia, associazione dei produttori italiani di animazione, e da Asifa Italia, associazione degli autori di categoria, il prestigioso riconoscimento è nato nel 2016 in memoria dello scomparso Giuseppe Laganà e da allora viene assegnato ad un cortometraggio animato prodotto all’ombra della Mole dal CSC.

Questa volta, ad essere premiato il 12 aprile scorso è stato ” New Neighbours“, corto realizzato come saggio di diploma da Sara Burgio, Andrea Mannino e Giacomo Rinaldi.

Chissà se i futuri diplomandi – la cerimonia 2018 si terrà il 22 giugno prossimo al Cinema Massimo – porteranno il CSC al poker.

Un aiuto per l’animazione targato Fctp

Sono stati presentati a Torino nell’ambito dell’edizione 2018 di “Cartoons On The Bay” i fondi di garanzia per produzioni di animazione voluti da Film Commission Torino Piemonte e dall’Assessorato Regionale a Cultura e Turismo

Finpiemonte S.p.A. intende promuovere e supportare il settore del cinema di animazione mediante uno strumento che offre alle piccole (e piccolissime) imprese che operano nel settore la possibilità di ottenere una fideiussione a garanzia di un contratto di co-produzione o pre-acquisto per la realizzazione di un prodotto cinematografico di animazione con un’emittente televisiva. La fideiussione emessa da Finpiemonte copre un importo fino al 20% del valore complessivo dell’apporto (in caso di co-produzione) o del corrispettivo (in caso di pre-acquisto) riconosciuto dall’emittente televisiva in favore dei beneficiari fino ad un massimo di 400.000 Euro.

Al fondo sono state destinate risorse per un totale di 1,5 milioni di Euro nell’ipotesi di sostenere 7/8 produzioni in due anniLe domande potranno essere presentate a partire dal 02/05/2018. La procedura di presentazione delle domande è a sportello.

Ulteriori informazioni sul sito di Film Commission ovvero www.fctp.it

The girlfriend experience: povera peccatrice!

20180408_193740Premessa: il titolo si riferisce al servizio che alcune squillo offrono ai loro clienti e che include, oltre alla prestazione sessuale, anche l’illusione di avere una ragazza tutta per sé, una con cui poter parlare, uscire, trascorrere un weekend.

Seconda premessa: la tv USA ha ormai da anni sdoganato il soft-core infilando scene ed inquadrature più o meno esplicite un po’ ovunque: dal peplum (Roma, Spartacus) al fantasy (Il trono di spade), ogni scusa è buona per mostrare seni, culi e sequenze osè.

Detto questo, “The girlfriend experience” – in chiaro sul neonato canale 20 – vanta la novità di essere una serie meno ipocrita di certe fiction destinate al pubblico maschile e più esplicita di tante pensate per il pubblico femminile: sin dal titolo si capisce che qui si parla di prostituzione d’alto bordo ed uno o due orgasmi ad episodio non si negano a nessuno a prescindere dalla trama di puntata. Inoltre l’intreccio tocca temi che spaziano dall’alta finanza alla spionaggio industriale (settore brevetti) e la protagonista è morbosamente spiazzante perché incarna perfettamente il prototipo della ragazza normale, la classica “acqua cheta” che però nasconde un animo… “volpino”, come direbbe Machiavelli. Non a caso oltreoceano la serie è stata applaudita dalla critica e ha riscosso un certo successo di pubblico.

Tutto ok, quindi?
No, perché, giunta negli States alla seconda stagione, “The girlfriend experience” non rinuncia nei fatti a proporre una tesi un po’ troppo incoerente (o puritana) per poter piacere davvero.
Se è vero, infatti, che la protagonista si presenta come una ninfomane asociale che disdegna le relazioni interpersonali e che – disinibita al punto giusto da non negarsi né ad incontri occasionali né ad amplessi con uomini di una certa età – decide di fare di questa sua predisposizione una professione eccezionalmente remunerativa, è altrettanto vero che la stessa si ritrova, nell’ordine: ricattata dai legittimi eredi di un cliente deceduto i quali le impediscono di impossessarsi di un cospicuo lascito; perseguitata da un altro cliente prontamente trasformatosi in stalker; cyberbullizzata dallo stesso e quindi sottoposta a mobbing dai colleghi di ufficio che hanno avuto occasione di vederla all’opera in un video pervenuto via email e, come se non bastasse, ammonita dai prof della Facoltà di Legge perché, con le sue assenze, rischia di compromettere il suo iter universitario.
Insomma, sembra quasi che si voglia dimostrare che una donna in grado di usare senza remore il proprio corpo e le pulsioni sue e di certi maschi debba per forza fare una brutta fine. La peccatrice va punita.

Attendo sviluppi che smentiscano questa mia impressione confidando nel finale di stagione che, mi dicono, sarà spiazzante. Vedremo.

Il principe felice: Wilde raccontato da Everett

Logo LFFUn’anteprima nazionale eccellente: è questo il biglietto da visita pensato dal Lovers Film Festival per anticipare di alcuni giorni l’inizio ufficiale della sua trentatreesima edizione, in programma dal 20 al 24 aprile 2018. Una partenza col botto che nasce sotto il segno dello scrittore più arguto ed autoironico dell’Ottocento, Oscar Wilde, e di un attore altrettanto sarcastico ed onesto, Rupert Everett.

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Nella foto, la locandina

“The HappyPrince – L’ultimo ritratto di Oscar Wilde” uscirà nelle sale italiane il 12 aprile, ma il pubblico torinese potrà ammirarlo in anteprima assoluta già la sera del 10 quando, alle 21, sarà proiettato in una gremitissima (c’è da scommetterci) Sala Uno del Cinema Massimo alla presenza di Laura Milani, presidente del Museo Nazionale del Cinema, e di Giovanni Minerba ed Irene Dionisio, presidente e direttrice del Lovers Film Festival.

Il titolo della pellicola si ispira ad una delle più belle e malinconiche fiabe dell’autore nato a Dublino nel 1854, “Il principe felice”, e vede Everett nei panni di attore ma anche di regista. Un amore immenso, quello dell’interprete di “Il matrimonio del mio migliore amico” per l’autore di “Il ritratto di Dorian Grey”: non bisogna infatti dimenticare che l’attore britannico in passato si è già più volte divertito a portare su grande schermo commedie scritte da Wilde, da “L’importanza di chiamarsi Ernesto” a “Un marito ideale”. Qui però la sfida si fa duplice perché Everett sceglie sia di debuttare alla regia sia di  farlo raccontando non una storia, ma la storia di Wilde: il film lo vede, infatti, impersonare il celebre scrittore nei suoi ultimi giorni di vita trascorsi a Parigi  sommerso dai ricordi di una carriera che conobbe le vette del successo ma anche gli abissi della disgrazia quando, complice la relazione con il giovane Alfred Douglas, finì condannato ai lavori forzati trascinando nello scandalo moglie (Emily Watson) e figli. Un ritratto intimo e umano, quindi, che nulla ha a che vedere con i dialoghi brillanti e le sagaci battute cui Everett ci ha abituati in una lunga carriera fatta di alti e bassi.

Nel cast di “The Happy prince” anche Colin Firth, nei panni dell’amico Reggie Turner, e Edwin Thomas cui spetta il compito di incarnare Robbie Ross, ultimo amore dello scrittore che, non a caso, ne condivide la tomba nel cimitero di Père Lachaise.

 

RUPERT EVERETT… IN BREVE

Classe 1959, Everett sogna dapprima una carriera di musicista rock per poi concentrarsi, già a 15 anni, sulla recitazione. Si iscrive alla Central School of Speech and Drama di Londra e… ne viene espulso per insubordinazione! Abbandonati gli studi, il giovane finisce per fare il gigolò, esperienza che confesserà solo nel 1997 in un’intervista rilasciata al giornale US. Nonostante le difficoltà iniziali, Everett non abbandona la passione per il palcoscenico ed è proprio a Londra che, recitando nella trasposizione teatrale di Another Country, ottiene un enorme riscontro di pubblico e di critica che lo porta a interpretare lo stesso ruolo in un film per il grande schermo. Seguono i successi di: Ballando con uno sconosciuto (1985), Cronaca di una morte annunciata, Gli occhiali d’oro (1987). A fine anni Ottanta è talmente famoso da spingere la casa editrice Bonelli a prenderlo come modello per uno dei suoi più fortunati personaggi, l’investigatore dell’incubo Dylan Dog. Ma il primo, rapido successo non è destinato a durare a lungo: per un po’ Everett perde l’iniziale popolarità a causa dei suoi atteggiamenti sin troppo arroganti ed anticonvenzionali. Sorprendentemente il successo torna ad arridergli grazie ad un film creato apposta per risollevare le sorti di una ben più celebre collega, Julia Roberts. E’ il 1996. Il regista P.J. Hogan sta cercando un attore che faccia da spalla alla Roberts in una commedia romantica intitolata Il matrimonio del mio migliore amico: la parte, per la verità molto piccola, è quella dell’amico gay della protagonista. Qualcuno pensa immediatamente ad Everett: ha appena confessato pubblicamente la sua omosessualità, ha dimostrato di essere bravo recitando nel bel film La pazzia di Re Giorgio e, particolare non trascurabile, costa poco. Hogan, seppur dubbioso, decide di dargli la parte. Ma ecco la svolta: durante le proiezioni che anticipano l’immissione della pellicola sul mercato, il pubblico campione dimostra di gradire a tal punto la recitazione di Everett da spingere la produzione ad aumentare lo spazio a sua disposizione. Non solo, ma dato il successo internazionale della pellicola, si decide di mettere in cantiere un sequel la cui storia sia incentrata proprio sulla relazione tra il simpatico editore interpretato dall’attore inglese e la sua nevrotica amica impersonata dalla Roberts.Il resto è storia di questi giorni: Everett, evidentemente maturato, riesce a gestire meglio la sua immagine. Sceglie di interpretare il piccolo ruolo di Cristopher Marlowe nel pluripremiato Shakespeare in love e quindi si aggiudica la parte del bellissimo Oberon in Sogno di una notte di mezza estate dove ha l’occasione di misurarsi con Kevin Kline e Michelle Pfeiffer. Seguono film con l’amica Madonna, le pellicole sui classici di Wilde e tanto altro, comprese le fiction tv (l’ultima, “I moschettieri”, 2016)